ERMETE TRIMEGISTO

gennaio 1, 2004

01

SULLE COSE CHE HO SCOPERTO MA CHE NON RIESCO A RIVELARE

Stanotte sono rientrato tardi nella mia cittadella.
Come al solito ho delirato per molte ore con la mia follia,
parlando con i pochi esseri folli come me, o che vorrei fossero tali,
per riportare le ultime scoperte mentali paradossali e assurde.

Primo.

Ho scoperto che non sono un pittore, ma un uomo delle grotte che,
con l’abbondanza di cibo e carestia di comunicazione, cerca di esprimere i propri dubbi.

Non trovando nessuno pronto ad ascoltarlo dipinge per ovvi motivi:
la caccia perenne e forsennata per la sopravvivenza allontana gli uomini,
l’incomprensione scaturita da una lingua primitiva gli allontana ancor di più.,
la sottile differenza che nota quando lui tenta di parlare
e gli altri muggiscono come risposta rende tutto più chiaro.
Dipinge, che altro deve fare per esprimersi?

Tutto comunica un informazione,
anche il non comunicare ha un valore di informazione.

E comunica con quello che ha.
Ossi, ciuffi, piume, mani,
lingua, piedi, sassi, ceppi,
foglie, sterco, sangue, fango,
ocra, argilla, incenso e mirra.
Dipinge chiedendo a se stesso nella sua solitudine.


Secondo.

Ho scoperto che non sono uno scrittore.
Non riesco a scrivere un libro ragionato, con una trama lineare,
uno scopo preciso con un messaggio chiaro e definito.

Tutto, di questo mondo, mi sembra velato e imprevedibile,
la scienza è agli albori della sua grande resurrezione.
La metalità umana concretizza ed ipotizza chimere mentali quali la matematica, la fisica, la chimica.
La legge dell’universo è celata in una formula semplicissima.

Ho scoperto il segreto dell’universo,
l’acqua calda e l’uovo di colombo così grande che tutti vedono,
ma che scambiano per qualcosa di più grande,
Dio.

Ho definitivamente ucciso il pensiero divino nella mia mente;
non solo sono fermamente convinto della sua inesistenza,
ma comincio a nutrire forte acredine nei confronti della sua figura:
un Dio che viene idolatrato quale sommo creatore della perfezione,
quale lontanissimo genio della costruzione planetaria in tutta la sua straordinaria complessità.
LA formula di causa effetto primordiale era straordinariamente semplice, poche righe di sorgente macchina.
La complessità è sorta in seguito, con il processo del listato con un compilatore dalle librerie reagenti.dll

Da una logica ben precisa si crea il disordine più illogico.

Si produce l’entropia, affermazione eretica e naturalmente smentita dalla scienza della complessità;
il risultato della sequenza generata è totalmente imprevedibile, distruggendo il calcolo delle probabilità.
Atomi, protoni, quark Strani, Up, Down, qui, quo, qua, ora pro nobis,
sono soltanto il prodotto di un piccolo programma in assembler.

La mia scrittura segue una logica ben precisa e genera un racconto delirante.
Oppure è totalmente folle e genera frasi corrette e ben impostate grammaticalmente.

Come faccio a scrivere una cosa “normale”,
un racconto, una storia di un amore fallito, di un amore ritrovato, di un amore conquistato…

Terzo.

Ho scoperto che la tecnologia cambia l’uomo.
Bella scoperta, dovreste dire voi,
ma oggi ha cambiato me e quindi lo comprendo veramente.

Come dite?!
E’ da molto che questa cosa è risaputa?
In questa realtà non vale esattamente questa regola.

Molte cose che da tempo si sanno non vengono capite,
troppe cose conosciute vengono volontariamente ignorate,
infinite cose non possiamo ricordarle.
Ma quando queste “cose” ci capitano, possiamo comprenderle.
Possiamo metabolizzarle, mangiare la loro informazione e cambiare.

Apprendere significa mutare, la conoscenza non è che la metamorfosi!

Distruggendo la disputa tra corpo e mente, unendo i dualismi, conciliando i paradossi,
la comprensione permette all’uomo di liberarsi dal vincolo della parola.

Un accendino non è un accendino.

E’ qualcosa che può produrre qualcosa, un mutamento,
e questo cambiamento viene concepita come il suo scopo,
l’uomo per semplificare nomina la realtà associando la forma alla sua funzione.

La realtà che concepiamo è la semplificazione
di una complessità inconcepibile scaturita dalla semplicità.

Ogni cosa avrà il nome della sua funzione che l’uomo ha pensato per lui,
non la sua funzione reale, ma quella che l’uomo crede sia la sua funzione.
Nulla ha una “vera” funzione, nulla è importante, è l’uomo che misura questa importanza.
Infatti dimentichiamo il nome delle cose a cui non diamo più rilievo.
I nostri ricordi sono il materiale che viene usato e poi gettato per costruire la nostra esistenza.
Gli scomodi o quelli pericolosi sono addirittura riciclati dal nostro algoritmo di crescita,
efficente elaboratore di una metamorfosi imprevedibile programmata da uno schema deterministico.

Qual è la funzione dell’uomo?
Anche quì l’uomo ne immagina una.
E da sempre l’immaginazione dell’uomo è fervida e perversa.
Anche perchè la funzione “UOMA!” non è mai stata osservata con interesse.

Quarto.

Un Umano che si lamenta della felicità altrui è per la sua insoddisfazione.

Si lamenta del baccano insostenibile quando questo è il suono di risate spensierate,
del silenzio che non viene rispettato perchè in verità è il loro silenzio mentale che odiano.

Non sopportano la vista della felicità.

Sconosciuta a molti proprio nel mondo di felicità eterna pubblicizzata in tv,
scaturisce una domanda terribile per l’infelice: “Ma io…Sono felice?”
ovviamente dovrebbe mettere in discussione la sua giornata monotona,
perciò il cervello evita la catastrofe psicologica scaricando la colpa sull’umano felice.

Tutti sorridono, credono di possederla grazie alla loro famigliola perfetta,
ma quando vedono una persona davvero felice la detestano..
Paradosso.

Motivano la loro incazzatura con frasi totalmente illogiche,
difendendo la loro posizione con argomenti che distruggono la loro presunta ragione,
ma a questi uomini infelici non importa dire cose sensate:
l’importante è fermare la felicità altrui e cercare di sfogare la propria eterna insoddisfazione.

Se solo riuscissero, anche solo una volta,
a rispondere “NO!” a quella strana domanda!

Quinto.

Ho visto negli occhi dei bambini una opprimente tristezza.
Immersi nel verde di una pineta centenaria, con il mare, la scogliera, la spiaggia,
con gli amici, l’estate, non riescono a staccarsi dalla loro devastante solitudine.
Consolle futuristiche ovunque per fuggire dalla morsa dell’assenza di fantasia,
dalla mancanza di pratica e manualità.

Illuminata in volto da un piccolo led verdastro,
come ipnotizzata dagli SMS che suonano come richieste di aiuto più che saluti,
questa adolescenza non riesce a sopportare l’idea della solitudine.

Negli occhi dei bambini sta morendo la filosofia.

Incapaci di immaginare un divertimento collettivo se non caricando un CD pre-programmato,
un branco che prosegue unito inondandosi di inutili messaggini: questo è il nuovo adolescente.

Un piccolo umano che conosce la tecnologia meglio del genitore
e per questo non sa PERCHE’ e COME usarla.

Non riesco a capire se la loro vista susciti in me rabbia o pena.
Ci penso.
Dannazione…una pena infinita.

Sesto.

Ho avuto modo di ascoltare un ragazzo di 22 anni parlare.
E’ un ragazzo, capisco, un elemento tra miliardi di umani.
Ma mi è parsa così terrificante la sua visione del mondo che ve ne parlerò.

Crede nell’università.
Fin quì niente di male, almeno credo.
Ma è assolutamente convinto che tutto quello che sta studiando sia l’assoluta verità,
l’unico modo per essere riconosciuti come saggi e sapienti, motivo di lustro e vanto.
Forse è una difesa per il suo aspetto così antiestetico per ogni standard sociale…

Studia e studia senza chiedersi mai “perchè” studia, lui studia per prendere 30, me lo ha detto sbavando.
Dovevate vedere la sua faccia quando ripeteva quel numero, così eccitata al pensiero del riconoscimento!

Mi sono poi immaginato la sua stupenda carriera universitaria,
senza una pecca, una macchia, tutti trenta ed una lode alla perseveranza,
una cattedra come insegnante e tutti i bambini che lobotomizzerà.

Un’ecatombe di giovani menti.

Programmazione di automi arrivisti, sterili e aridi, perennemente in rivalità:
“Vinci” sarà tatuato nei loro sguardi avidi, desiderosi soltanto del premio finale.
Come un atleta che corre soltanto per la medaglia.

Questo esaltato probabilmente “insegnerà” in una scuola,
riconosciuto dallo Stato come professore grazie ad un fogliettino elaborato.
E lo pagheranno pure.

Solo chi ha paura del dubbio si convince di sapere tutto.

E troppi bambini si convinceranno subito.