PARTE PRIMA

gennaio 1, 2007

“Un saluto al cielo,
due vanno alle nubi,
tre ai dorati tramonti,
quattro al sale del mare,
cinque ai pini bagnati,
sei alla sabbia nascosta.
Sette al vento beffardo,
Otto al buio che avanza.
Nove al Sole che muore,
Dieci ai mondi lontani.
C’è un numero ancora
che abbiamo ignorato.
I grazie che vanno
A chi ha sempre
mentito”

Tomgu 2002

COP

Dannazione. Ancora qua, ancora solo.
La noia….Tutto dorme.
La luna dorme, gli umani dormono.
Le nubi no, corrono veloci e striscianti.
La sensazione dell’assenza di temperatura, una stasi di freddo, caldo, umido e secco.
Ho accanto a me il maestro.
Mi stava parlando, ma rompe il suo silenzio:

“…E’ bellissimo…”

Respiro forte, il collo fa male, è un ora che osserviamo il vuoto dell’universo.

“…E’ bellissimo…” rispondo.
Parlare adesso sarebbe inutile.
E’ questo che mi ripeteva da un ora.


Una macchina che stride sul cemento interrompe la nostra meditazione, un altro che ignora il rapporto spazio-tempo: è convinto che arrivando prima al Rosso, riducendo lo spazio tra lui ed il semaforo, venga a ridursi anche il tempo dell’attesa.

“Andiamo a prendere le sigarette?”

“Ho smesso, maestro.”

“Vado a prendere le sigarette?!”

“Fai quello che vuoi, maestro.”

“Accompagnami a prendere le sigarette.”

Anche questa volta non lo ho compreso.
E’ difficile capirlo.
Le sue non sono mai domande.
Lui sa tutto, non può domandare.

“Scusa, maestro.”

Camminiamo nel centro della strada.
Forse è una rivalsa verso il traffico, un riscatto contro i camion, moto e motorini.
Forse speriamo che qualcuno ci investa, ma neanche stasera mi tolgono il peso del pensiero, la schiacciante necessità del mio cervello di chiedersi e domandarsi.
“Che senso ha tutta questa bellezza?”

Un piede avanti, poi l’altro.
Dritto sulla riga bianca, cammina!
Come fosse una fune, tesa e dritta!
E sotto di te, profondo e infinito: l’abisso.
Equilibrio, coraggio, questo serve all’acrobata.
E una bomba di psicofarmaco è tutto ciò che mi consiglierebbero i professori…
Avrei bisogno di altro per vincere la vertigine, questa nausea che provo osservando il mondo che ha costruito l’Uomo.
Misero rispetto a questa pace notturna, frenetico, isterico, ignorante.
Assolutamente privato di filosofia, congestionato da sogni e speranze, diviso e falsificato: un ipocrita illusione.

“Che senso ha tutto questo orrore?”

Un piede avanti, ancora un altro.
Senza rete, senza appigli.
Solo una striscia continua di pura follia.
E’ questa la mia vita.
Questo il tragitto.

“Ha senso che tu non fumi ma stai andando a comprare le sigarette?”

Il Maestro non fa mai domande, ricorda.
E’ una risposta.
Deve essere una risposta.

Nulla ha senso.
Forse questo mi ha insegnato il maestro.
Gli Euro gocciolano nella macchinetta.
Ho una banconota da 5 Euro, un Dante, un Vetruliano e voglio comprarmi due fottutissimi pacchetti: 2,60 ciascuno.
La banconota non basta, inserisco il capolavoro di Leonardo per ridurre il resto,
di solito una valanga di bronzo da 5.
La banconota non viene neanche succhiata.
Nulla, Fermo tutto.
Un fogliaccio, altri soldi? E’ incastrata.
Poco male, premo il tasto rosso.
Nessun resto.
Il led segna 1 Euro di credito.
Tasto rosso.
Nulla.
Tasto rosso.
Niente.
Cazzotto alla macchina.
Calma.
Fanculo, ne ho ancora sette e voglio fumare.
Giro l’angolo, altro distributore.
Controllo la fessura, ok, 5 Euro di credito.
Vai con Dante, camel light, camel light!
Resto: 1,80 Euro, resto massimo: 1,50 Euro.
Tasto rosso.
Nulla.
Tasto rosso.
Devo comprare un’altra cosa, stronza?
Nulla costa meno di 1,80 Euro, tasto rosso.
Porca puttana, non sta scherzando.
Corro dall’altra macchinetta, forse ha risputato Il Vetruliano…
Neanche un consolante scontrino.
Torno dall’altra: Idem.
Non può essere vero.
Il terribile silenzio della notte non mi sveglia.
In teoria, sono cosciente e sveglio.
Ma è possibile che il presente sia lordato da tutta questa approssimazione di perfezione?

distributoreautomaticodisigarette.com:
Inserisci i soldi, bastano: pacchetto, resto.
Ci ripenso, non voglio nulla: ridammi i soldi.

Troppo semplice.
Torna domani, spiega ad un prototipo mal riuscito di Dio che non vuoi fare il furbo, che non stai scherzando: è successo davvero.
Fanculo.
Domani aprirà di nuovo il suo sporco bar e
Venderà brioches secche o biglietti dell’Ataf.
Io guarderò ancora questo cielo.
Qualcosa non torna.
Troppe cose non tornano.

Mi riprendo dal flash.
Forse è per questo che ho smesso.

“Che sigarette fumi, maestro?”

“Diana rosse, di solito infilo 5 e prendo due pacchetti, il resto lo lascio al primo che se ne accorge.”

Ieri non ho guardato nella cassetta del resto: troppo semplice.

“Guarda, i 20 cent che ho lasciato tre giorni fa!”

Tante cose mi stupiscono.
Questa un po’ mi fa incazzare.
“Posso prenderli un attimo? Un attimo solo.”

L’urlo nell’assurdo silenzio, volate, stronzi.

“Mi devi 20 centesimi.”

“Ma se non erano neanche tuoi…”

“Come no?! Io me ne sono accorto per primo!”

“Ma gli avevi lasciati tu!”

“Allora erano miei anche da prima.”

“Ma se li hai lasciati non ti interessavano, no?!
Adesso perché cazzo rivuoi 20 centesimi?”

“Perché non è detto che erano i miei, magari un altro si era dimenticato il resto.”

“Ma io ho l’ho buttati via perché credevo fossero i tuoi di tre giorni fa!”

“E perché butti via i miei soldi?
Io non butto via i tuoi soldi.
I soldi non si buttano via, non crescono sugli alberi.”



Il maestro mette Cinque Euro, Diana, Diana.
La macchina sputa un’unica monetina dorata, venti maledetti centesimi di Euro.

“Visti! Miei! Anzi, ti dovevo 20 cent, tieni”

Il Maestro sorride…qualcosa ho imparato.
Il mio nuovo bambino a 1594Hz spara Burzum ad un livello impensabile.
Le casse vibrano, vive e pulsanti di dolore: atmosfera densa e fangosa, misteriosa.

Ogni angolo della stanza si anima di piccole creature sfuggenti…qualcuno ride…
E tutto si annerisce, si sfuma e si sfoca, solo il 17’’ risplende nitido.

Il Maestro è tornato a casa con Diana, si starà fumando un’altra canna con lei.
Io rimango sveglio.
Immobile davanti allo schermo piatto.
Solo.
Sveglio come un paranoico invisibile.
Le mie parole sono proiettili, bossoli laminati limati dal dolore.
Sparo su tutti, indistintamente.
Sparo! le mie dita premono e sparano ancora.
Fuoco sui bugiardi, fiamme e lapilli incendiano i miei occhi stanchi.
Quante cose hanno visto?
Quante cose non volevano farmi vedere?
Tutto è una mera illusione.
Anche questo dolore.
Anche queste verità.
Crepate, bastardi, almeno in questa pagina.
Crepate senza un suono, velocemente.
Carcerieri dell’intelletto umano…
Vi ho già detto che siete nauseanti?
Ho già scritto quanto non posso credere ai vostri sorrisi, alle promesse ed ai sogni in offerta speciale, ai saldi del successo, all’ipocrita sottomissione camuffata sotto il nome di civiltà?
L’arpa di Burzum accarezza le sue corde.
Soltanto tre note per una canzone infinita.
Plin, plin, plin, plin…
Plin…plin…

Respiro a fatica, nervoso.
Il solito tic, stringo il naso, forse per impedire che si allunghi…
Perché non esiste una fata turchina?
Bush non entrerebbe più nell’inquadratura, i politici ucciderebbero il pubblico con il loro naso velenoso.
Quante bugie.
Quanta inutile buona educazione.
Fox-news tuona nei satelliti con i suoi messaggi di pace universale…il riassunto:

Dio benedica l’America!
La guerra è una soluzione intelligente, la guerra serve per mantenere la pace!
La guerra è giusta e meritevole di gloria, la morte è giusta, è giusto uccidere!
In fondo muoiono solo i militari, tu non sei un militare, i tuoi figli non lo sono!
I civili non verranno toccati, lo giuro!
La guerra è giusta, lo dicono tutti, chi sei tu per dire il contrario?
Morte all’Islam. Morte al saraceno.
In fin dei conti non pregano neanche Dio.
Dio benedice l’America, non Allah.
Lo facciamo per voi…per la Libertà.
Viva la democrazia, morte al diverso.
Dio Benedica l’America.
Chi dice diverso muoia.
CLICK.
Tasto rosso, nessun resto: solo silenzio.
Un giorno convinceranno anche me?
Cattureranno davvero la mia mente?!
Ma come si fa a credere ad una troietta che parla di morte come fosse una fiaba…
La MORTE, americano.
MORTE: capisci questa parola?
Hai la minima idea di quanto pesante sia…
Ti sei mai fermato a riflettere quanta MORTE stai spargendo in nome di un dollaro?
Tu e il tuo fottuto patriottismo fanatico, non ti è bastato vedere i miei antenati, la loro utopia della razza perfetta, gli orrori del Nazismo e del Comunismo, il fanatismo che porta alla distruzione totale!
Non ti basta?
Mentecatto ripetente ritardato americano.
Vuoi sbagliare anche tu?
Come fosse un pregio, una gara dell’orrore!
Stai vincendo, pezzo di merda
Stai vincendo ogni sfida.
Almeno i miei antenati informano la piazza della loro follia delirante, osannando il sangue del nemico e manifestando al mondo il loro desiderio di potere…di conquista.
Voi non avete neanche questa ultima sincerità
Voi lo fate per la Libertà…
Per il bene di tutte le Democrazie del Mondo.
Proverete mai vergogna per le vostre interviste, le vostre dichiarazioni palesemente falsificate, devote alla più cinica demagogia?
-Spara pure, stronzo, siamo immortali!-
Questo pensate…Io ho pena di voi: ho pena della vostra ingenuità, della misera coscienza e fantasia che abita il vostro cranio.
Sparo, premo e sparo, ancora, ancora.
Adesso è la Chiesa, ora la Finanza.
Ora la multinazionale in ascesa, ora la politica schiava dell’interesse, adesso la superstizione e l’ignoranza, sparo, premo e sparo, ancora…ancora.
Pagine e pagine di proiettili neri.
Chiudi.
Salva?
No.
Tutti i dati andranno persi, sicuro?
Sono già stati persi…Dimenticati.
Ho detto “NO”, macchina di merda.

Burzum aumenta la mia rabbia fino all’isteria.
Devo togliere questo CD maledetto, lordare il mio cervello di House demente, saturarmi di bassi stronca staffa e martello.
O magari riaccendere la Telemerdavisione:
Non pensare, compra, siate ottimisti.
Non pensare, mangia, mangia trippona!
Non pensare, consuma: butta via, ricompra!
Non pensare, sesso, sesso, sesso, sesso!
Non pensare…Lavora, il lavoro è la tua vita!
Non pensare, ridi…stai male? Sorridi uguale.
Non pensare, sii felice…la tua vita è perfetta, c’è gente che pensa per te, stai tranquillo.
Sei troppo tranquillo, rischi di pensare…male.
Attentati, bombe, ossa, strage, urla, pianti.
Attentato, bambini morti, sangue, macerie, rovina.
Ecco, adesso hai paura, così non pensi più.
Ma così non compri.
Una balena si è arenata, ma poi si è salvata.
Va meglio? Adesso compri? Bravo…
Ma non pensare.
Questa roba funziona.
Questa merda invade la mente come un alluvione di fango distrugge un roseto.
Come poter essere al sicuro?
Megaschermi, tribune politiche, spot, televisione, film, volantini, esiste ancora qualcosa che non ti spappola la mente?
Anche i tuoi occhi ti ingannano.
Il tuo tatto, il gusto, ti mentono.
Tutto ti prende per il culo per un solo scopo.

…Ma qual è lo scopo…

Quale cazzo di fine può portare una razza con potenzialità allucinanti a brandire un machete e scannare un bambino di 6 mesi…
Quale motivo si nasconde dietro al delirante massacro della cultura, lo stupro della vita?!
E se fosse schizofrenia?
Se tutto fosse una malattia mentale di alcuni esseri umani dotati di più potere ed influenza?
Non sarebbe beffardo?
Tutti stipati in un treno guidato da un malato.

Capostazione, voglio scendere.
Impossibile, il treno non si può fermare.
Moriremo tutti.
Non è un problema mio, si rivolga alle autorità competenti.
Sono loro che ci stanno uccidendo.
Io non ho tempo da perdere, mi ascolti: il treno non si può fermare, se ne faccia una ragione!
Tirerò il freno d’emergenza, voglio scendere.
Se lo farà commetterà un reato gravissimo!
Siete Voi che li state commettendo tutti.
Le rotaie stridono impazzite.
Qualcuno ha tirato il freno di emergenza, tutte le squadre pronte all’azione.
Puntare, mirare, fuoco: silenzio sulla sua voce.
Silenzio sui suoi motivi: CENSURA.
Che nessuno attacchi il treno.
Che nessuno si permetta più di tirare il freno.
Pressione nella caldaia, vapore e fumo.
Il grido acido della locomotiva.

“MOOOOOOOOOOORTE!”

Un altro vandalo pestato a sangue
dagli uomini automi vestiti uguali.
Ancora silenzio.
Silenzio e quiete.
E il treno corre ancora più veloce.

Devo togliere questo maledetto Cd.
Burzum mi sta facendo incazzare di brutto.
Devo provare a dormire, sono tre notti che non raffreddo il mio processore neurale.
Ma ho la Ram piena di idee.
Se mi addormento tutto andrà perso.
Mischierò i miei ricordi, falsificandoli, assimilandomi nell’oblio del benessere.
Spara, scrivi e spara, fino alla fine, BRZ, BRZ,
Il cellulare vibra, a momenti lo scaglio in terra

BABA… rispondere?
|YES| |NO|

“Maestro…sono le quattro…”

“Tanto non dormivi…Passi da me?”
Baba ha già denudato Diana, strappando le sue calze e arrotolandole a S.
Prima mi sbagliavo.
Non stava fumando una canna con lei: se ne stava fumando due da solo.

“Chi è?”

“Chi vuoi che sia alle quattro e un quarto?”

“Se lo sapevo non te lo chiedevo.”

“Sono Dio.”

“Salve, come posso esserle utile.”

“Vorrei salire.”

“E perché?”

“Me lo hai chiesto te un quarto d’ora fa.”

“Mi dispiace, io non parlo con Dio: non ci credo.”

“Maestro sono io, apri la porta.”

“Che scherzo di merda fingersi Dio…”

BRZZZ. Il portone sembra il mio cellulare.
Dodici scalini di marmo e poi l’ascensore più claustrofobico che conosca…
Sesto piano su sei di un condominio: l’umile grotta del maestro.
SBANG, tutte le volte il suono metallico dell’arresto mi fa letteralmente cagare sotto.
Esco dalla sala di tortura, cerco l’interruttore.
Click.
Nulla.
Buio totale e davanti a me la porta chiusa
Busso.
Nulla.
Gratto alla porta come un gatto chiuso fuori.

“Maestro…”

“Chi è?”

“Ma come chi è? Sono io!”

“E bastava dirlo, non ti incazzare…
Non apro mai agli sconosciuti.”

La luce giallastra illumina Baba di santità, accanto a lui il gatto bianco strizza gli occhi.

Esco dal condominio quando il sole, forse per avvertire i sognatori insonni che il giorno sta arrivando, illumina timidamente i colli morbidi e rotondi: un alone dolce di calore soffice e sfumato.

Non ricordo nulla della nottata, ho troppo sonno, devo dormire.
Solo i peli del gatto che porto sulla maglia confermano che sono stato da Baba.
La mia memoria nega tutto.
Non accetta più scuse o tranelli.
Vuole Dormire…dormire…dormire………
Un orango vestito da pagliaccio horror fuma una lunga pipa di legno contorta, dietro di lui un immenso tendone da circo:

“Che ci fai ancora sveglio?”

“Sto dormendo, orango.”

“Certo, come vuoi tu.”

“Perché parli?”

“Ma che cazzo vuoi?”

“Niente, era così per dire, non ho mai parlato con un orango, capiscimi…è difficile…”

“Perché?”

“Perché sei un Orango”

“E allora?”

“Di solito non parlano…”

“E gli umani parlano?”

“Alcuni si…forse…”

“Dialogano con il prossimo? Fanno domande?”

“Non tutti…”

“E non tutti gli oranghi mangiano le caccole e le pulci ai loro figli.”
Perché questo orango mi ricorda tanto il maestro… Dormirà anche lui?
Sognerà?
Starà fumando una canna?

“Orango, conosci il maestro?”

“Chi?”

“Come non detto…”

“Ti deve dei soldi?”

“…no…”

“Allora lo conosco… sogna spesso questo posto, fumiamo assieme.”

Suono di trombette e cornamuse.

“Sta iniziando lo spettacolo, vieni con me?
Tanto non hai un niente da fare e di sognare qualcosa di sano scordatelo.”

“Da dove si entra, babbuino?”

“Sono un orango.”

“Mi scusi, signor Orango.”

“Non sono un signore, sono un Orango! E’ così difficile?”

“Faccia strada, Orango.”

Le tende si aprono, odorano di frappè al tamarindo, acciughe e cenere di faggio.

La prima fila dell’arena del circo è occupata da dodici bambini dai riccioli d’oro ed il sorriso di perla

La seconda fila da cento bambini down vestiti da giullari e la terza, la più lontana di tutte, è invasa da cadaveri di bambini neri in putrefazione: le mosche giocano con le mucose di una ragazzina dalle labbra violacee, un verme giallo e affusolato si nasconde nelle piaghe della pelle.

L’orango si fa largo con disinvoltura attraverso la fiumana di carcasse, lamentandosi dei liquidi che di solito fuoriescono quando si pestano i più piccoli.

“Puzzano sempre di più, tra poco non serviranno neanche come finto pubblico… prima almeno erano schiavi, adesso cosa sono?!
Morti: bella inculata la Libertà.”

“Dove è il maestro…”

“Eccolo, è quello che piange vicino alle budella del negretto.”

Nell’arena un uomo grassissimo in tutù finge di essere la donna barbuta, i ragazzi dagli occhi di smeraldo e lapislazuli applaudono e si scambiano sorrisi.
La folla dietro di loro si morde e mena, ride e si dibatte sulle panche di legno.
I negretti non li caga nessuno.
Meno il maestro.
Mi avvicino a lui, le risate sciamano e si attenuano.
E’ completamente nudo, sudicio e sudato.

“Maestro…”

“Svegliati, allievo.
Devi andare all’università.”

“Ma stai piangendo…”

“Tutte le volte che qualcuno piange tu salti l’università?

“No, certo.”

“E allora che cazzo vuoi?
Svegliati!”

“Posso fare una cosa, prima?”

“Si, ma poi svegliati..”

Mi volto.
Fanculo.
E’ un sogno…sogniamo.

Tutto può accadere se lo desidero, e quello che desidero sono due UZI
con infiniti colpi in canna. Stringo forte il metallo scuro, le bocche hanno un sussulto, un vomito di bossoli, tremano, vibrano, FRK-FRRK-FRRRK!
Tuona la mia furia che segue l’ecatombe, urlo con la voce che si perde nelle raffiche, nelle grida.

L’Orango è un ammasso di budella tritate e pelliccia, soltanto il volto pitturato da clown sorride ancora.

I dodici ragazzini dalla pelle di seta e trama d’oro non hanno mai smesso di sorridere, la folla di giullari mi guarda stupita.

“Ed ecco a voi la donna barbuta!”

L’orchestra ricomincia a suonare, all’unisono duecento occhi si voltano verso il panzone peloso e cento bocche sbavano gelatina.

“Adesso che ti sei sfogato…”

“Il panzone…ti prego, Maestro…”

“Svegliati.”

“O un Angioletto… uno solo.”

Risveglio allucinante, dolore alle tempie, collo e seni facciali.
In bocca sapore di mallo acerbo, una sete da beduino.
“Ma che ore sono…”

L’orologio dello stereo lampeggia un incomprensibile “19:24”
Non posso aver dormito tanto.
Saranno le sette e mezzo di mattina e avrò sicuramente lo stereo sballato come me.
Mi alzo e apro la finestra.
Un buio piatto, senza profondità.
E’ la serranda, idiota.
Alzo il ponte levatoio della mia socialità, aspetto la luce che brucia gli occhi e riscalda.
Buio totale.
Oggi è… che giorno è oggi?
Martedì? Lunedì? Mercolenica?!
Ho una fame tremenda, divoro due ciotole di fiocchi sintetici al sapore di cioccolato che sguazzano nel latte caldo.
Buio e silenzio.
Il bottone verde della segreteria lampeggia ansioso di sparare le sue cazzate pomeridiane.
Click.

“Amore, non ti sei svegliato ancora? Sarai rientrato tardi stanotte, come al solito…
Noi andiamo al mare, ci sentiamo quando ti svegli.
Dice il babbo se puoi controllare per lui i siti internet, c’è una sua dichiarazione, stampala. A dopo dormiglione.”

La ventola del pentium ed il rumore gradevole della c-mos.
Eccoci qua, ancora storditi dai sogni ad inseguirne un altro.
Ero già in camera dopo sei secondi di messaggio, sia l’intonazione che la forma della richiesta erano noti.

-Puoi usare per noi la tecnologia?-

Quanto divario possiede nel mio tempo un genitore da suo figlio?

L’acquisizione di strumenti tecnologici si è fermata al tostapane per il 60% delle massaie, televideo 25%, lettore portatile 15%, videoregistratore 5%…
Pc: dati non pervenuti.

Utilizzare correttamente un personal computer significa brandire un mouse come un rasoio elettrico, concepirlo come uno schermo di una quasi-televisione complessa e sfruttare lo 0,5% delle sue potenzialità.
Una perdita di tempo.
Il mostro di silicio e plastica che tiene ore e ore attaccato tuo figlio davanti a numerini e codici incomprensibili… se almeno stesse giocando ad un videogioco potresti incazzarti, genitore, ma cosa starà facendo davanti a quello schermo nero con le scritte bianche?
Starà scrivendo un altro libro?
No, quando scrive la pagina è bianca e c’è una “W” verde in alto a sinistra di una barra blu.
Allora cosa starà facendo…
E la mente si difende subito con un intelligente risposta: “non lo so e non lo voglio sapere”
Credo che il cervello di mio padre esploderebbe come un cocomero colpito da un mazzuolo di ghisa se tentasse di capire il 5% delle conoscenze informatiche che possiedo e utilizzo illegalmente.

Al mio attivo ho più di trenta siti pornografici di pedofilia e violenze sui minori disintegrati, ridotti a cenere di Kbit impestati.
Più di cento orchi mangiatori di fiabe segnalati con Fk-Mail alla polizia informatica,
i loro indirizzi, le loro foto, di alcuni conoscevo il nome della moglie e delle figlie, probabilmente nessuno è stato condannato:
il sito è stato tirato giù e dopo 24 ore è stato spostato in australia o new-york…
Polizia informatica.

Soltanto un attacco ha avuto riscontro nei media, una rete Italia-Albania che commerciava prostitute di 6~15 anni, materiale visivo per deviati sessuali.

“Dopo una lunga indagine effettuata sulla rete un altra banda di pedofili è stata sgominata; ritrovati video e foto di presentazione dei bambini durante le perquisizioni. …bla…bla…bla…
I colpevoli sono stati arrestati e consegnati alla legge.”

Che notizia confortante.

La polizia indaga nella rete e sgomina i cattivi.
Che brava la polizia, madre: i tuoi figli sono al sicuro!
Nel dossier che ho spedito mancavano solo l’elenco dei capi d’imputazione.

Che brava la polizia, padre: hai visto che le forze dell’ordine sono efficienti e tempestive?
Un servizio in prima serata, poi il nulla, il vuoto abissale.
Ed i reati di pedofilia, di violenza e abuso sono aumentati del 100%.
E di nuovo il silenzio.
L’assurda illusione di perfezione.

La dichiarazione di mio padre, eccola: seleziona, stampa, ok.

Il rumore della stampante appena svegliati è terribile, un trapano.
Mi stropiccio gli occhi ed espiro.

“Scarichiamo la posta…”

POSTA IN ARRIVO (104)

Spam, spam, non ho tempo, ciao, spam, guarda chi si rivede, spam, troietta, spam, figurati, spam, lo sapevi che, spam, mailing list, spam, pubblicità della tim.
E quel messaggio senza oggetto: OPIUM mi ha scritto ancora.

Seziono il banner, diventa sempre più bravo con le mail anonime.
“Check, Cowboy!
Ho un link per te, sempre che tu non sia ancora a Honoulu…
Quando torni a Camelot, Merlino?
Ci incontriamo tutti stasera, G8, vedi di esserci, Demiurgo.
Ripassa il tuo inglese, stasera abbiamo un ospite stelle e strisce”

Quanto tempo è passato dall’ultima corsa?
Ci ero andato vicino, l’amministratore aveva un paio di palle in kevlar.
Che abbia paura?
Il mio allievo è ancora un newbie promettente, impossibile passargli il testimone… sono stanco, dannazione.
Respiro…CLIK.

Glielo buttano in bocca mentre vomita dal disgusto, avrà 11 anni.
Equilibrio, dondolati artista, esibisciti!
Un circense della rete che volteggia sul server, senza cintura di sicurezza, senza paura!
Chiedi per favore quante porte attive stanno aspettando catene di codici perversi, quanti demoni vivono dietro i portoni, devi chiedere solo innocenti informazioni…
Chiedi, domanda, ping e richieste.
E’ fattibile.
Serfa e scanna, ci deve essere un foro da cui entrare.

Dario Dondoli, Milano.
Iscritto a quattro mailing-list, due di queste modelle in casella.
Ogni giorno 200K di tette e culi. Forse non gli bastavano più. Voleva qualcosa di diverso. La sua masturbazione era routine, ormai, serviva l’illegale…Serviva la violenza. Furia su chi non può difendersi. Bestialità sull’innocenza. Orrenda rivalsa contro le proprie frustrazioni da iper-lavoro… Orrore dietro la web-cam.

2003 D.C.
Telecamere ovunque, in diretta!

(Spia! Giudica! Etichetta! Non pensare!)

Estraggo il coltello dalla tasca e prendo una troietta del “Grande Fratello 7”, una delle trenta brasiliane che abitano i tre Harem dei tre concorrenti: io sono uno di questi. Sparata nei satelliti, la gola della microcefalo dotata di seni pulsa di morte e di verità. Sorrido e stringo l’elsa del coltellaccio.

“Buongiorno, larve. Adesso mi ascoltate.
E taglio la gola a questa negra se staccate il segnale…”

L’odiens esplode, miliardi di mail e sms, telegiornali, edizioni speciali, telefonate di sedicenni, psicologi, fanatici del programma e giornalisti: il potere dei media.

“Dario Dondoli scopa tredicenni e gode nell’avere rapporti nella bocca di una bambina che vomita per l’orrore e per la paura. L’IP della sua linea telefonica è dentro questo cd contenente il filmato e le prove.”

Le massaie si domandano cosa sia l’IP, i carrozzieri cosa cazzo sia un CD, i ragazzini ribelli tifano per l’eroe che sta distruggendo il “Grande fratello 7”, finalmente qualcuno ha sfogato la loro adolescenza frustrata contro il simbolo di successo e fama: tutto quello che non saranno mai.

C’è qualcuno la fuori?
Qualcuno sta ascoltando?
A nessuno interessa della Bambina?
C’è qualcuno la fuori?
La polizia sta già organizzando il bliz, il cecchino sa esattamente dove mi trovo…
24 ore su 24.
“Se inizia a parlare di cose scottanti mirate alla testa. Abbiamo rallentato il segnale video e audio con l’esterno di 5 minuti, un attesa maggiore avrebbe causato troppo rumore. Abbiamo già montato la scena per la legittima difesa,buon lavoro.”

Bene, continuiamo.

“Nella rete, milioni di uomini che si chiamano Dario Dondoli, ogni giorno, ogni maledetto giorno, ricercano questo piacere perverso, una droga mentale dall’astinenza mostruosa.
E questo è il primo problema di cui voglio parlare per almeno un giorno: questo sarà il giorno dell’infanzia stuprata, dell’innocenza straziata dall’ignoranza.
Domani dedicherò spazio alla fame e la farsa del G8, all’Aids ed all’AZT.
Proseguirò con la guerra e i razzi intelligenti, le basi nucleari nel mondo, le stragi di stato e la nuova politica del terrore.
Proseguirò poi sulla carneficina autorizzata dal governo americano sulle torri gemelle, la famiglia Bush ed i suoi amici islamici, il petrolio e le fonti di energia alternative.
Questi, per ora, saranno gli argomenti.”

Il cecchino preme il bottone rosso.
Non vedo che un fascio di luce che disegna un cerchietto sulla mia fronte…CLICK.
A pochi interesserebbe quella bambina, una fantasia distrutta, un sogno calpestato…
Una piccola fiaba resa un lugubre articolo di un giornale scandalistico.
Merce, sottoprodotto della primordiale natura di scimmie senza pellicce.


A me interessa.
Più di dieci anni della mia finta libertà.

Ho visto i suoi occhi, la sua sofferenza. Conosco i modi identificare l’orco, ci vuole solo una manciata di Kb di coraggio.
Non sono un giustiziere, stronzi deficienti, non uso pistole e sbranghe, uso la mente.
Uso la coscienza e la memoria.
Tutte cose che ci stiamo scordando dietro marche e successo, nascosti da loghi e divise, fazioni, nazioni e ideali razzisti.
Aiuto la polizia e sono un criminale?!
Ponzio Pilato insegna a lavarsi le mani, io le voglio sudicie, incrostate di sangue mentale di bugiardi e proto-umani degeneri.

Non mi interessa la punizione, voglio che tutti possano sapere, che la gente ricordi questo periodo storico abitato da bestie e dei.

Brutalità o educazione?
Evoluzione, schiavitù controllata?
Scegliamo, decidiamo.
Potrei diventare un buon carceriere, se mi impegnassi.
Un buon pubblicitario o un giornalista manovrato che inculca certezze interessate nell’inconscio dei lettori.

Ma adesso non potrei vivere altri dieci anni con il sorriso sapendo anche di Ailena.
Una sola fra tante.
Quella di troppo, un’altra fiaba interrotta!
E’ tempo di ridare colore alle fiabe, orchi e giganti cattivi.
E’ tempo di informazione.

“In verità io so che nessuno al mondo può essere sereno…
Ma per un breve tratto l’uomo può scordarsi il tristo fato che l’attende, e diventar come quell’ali che battono frementi l’uragano a lor così lontano.”

Il Demiurgo si deve svegliare ancora una volta dal suo sonno.
Peccato.
Era bella questa quiete, questo benessere gentile e rassicurante.
Scrivere stronzate poetiche, frasi sofiste accademiche, scolpire la cabala a colpi di rime e fraseggi.
Tipharet è stata assimilata.
Il ragno che racchiude nel bozzolo le idee e le droga con il veleno della bellezza è assopito.
Un’altra Sephira attende.

Voglio le foto che hai nel computer, le mail, i commenti che hai fatto con i tuoi amici godendo del filmato, la tua faccia!
Voglio il tuo volto!
VOGLIO I TUOI OCCHI! BRZ! BRZ!
SARA… rispondere?
|YES| |NO|

Bella domanda, cellulare di merda.
Bella domanda.
Rispondere e sentire una pischella che si lamenta per i suoi stupidi problemi, della
sua famiglia bigotta che limita la sua libertà.
Ascoltare con finto interesse le sue novità, la palestra che ha iniziato a frequentare,
le ridicole illusioni di diciottenni cieche e sorde alle oscenità del mondo.
Un banale come stai, una coccola e un TVB.
Tre minuti di farsa, di inutile comunicazione.
NO.
Non ho tempo.
In tre minuti si spediscono milioni di mail.
In tre minuti si ricercano centinaia di documenti e notizie sotterranee.
In 180 sec si può cambiare idea infinite volte.

Spengo il cellulare, siamo al cinema baby.
Al cinematografo degli orrori.

Apro il terzo cassetto della scrivania, un pacco di cd masterizzati attende il setup…
Scongeliamo il pinguino.

Musica.
Ho bisogno di musica.
Equilibrio e note armoniche, Chopin.
Non posso piangere, non devo vacillare, mai.
Trasformarsi in codice binario e dimenticare le emozioni…quanto tempo è passato…
Sarò ancora in grado…TELNET.
“Merda! Apri, maestro!”

“Chi è?”

“Porca puttana, apri!”

BRZZ.
Corro su per i dodici gradini, sbatto le mani sull’ascensore, CLIK, scendi, stronzo, scendi! SBAM! 6° piano, forza! SBAM!
Sbatto le due porte e corro in camera del maestro, senza nemmeno salutarlo: CLIK.
Accenditi, maledetta macchina, ora!
Avvio di Windows in corso.
Muoviti!

“Sei nervoso?”

“No, faccio finta, maestro.”

“Allora fai finta di essere calmo…”

“Scusa, non ti ho nemmeno salutato.”

“Vai via?”

“Come?!”

“Stai partendo?”

“Per dove?!”

“Non lo so, te lo sto chiedendo…
Di solito dopo aver salutato si parte, che ne so… per una gita, un viaggio.”

“Non vado da nessuna parte…”

“E allora perché dovevi salutarmi?”

“Perché sono arrivato!”

“Arrivato da dove?”

“Da casa mia!”

“E lo chiami un viaggio?
Casa tua è a 50 metri dalla mia…”

“Ok, non ti saluto più…”

“Ti ho fatto qualcosa di male?”

“Perché mi dici questo, adesso…”

Lo sconforto… non riesco più a seguirlo.

“Per togliermi il saluto.”

“Scusa, maestro.”

Windows si è avviato, le finestrelle si aprono lente nel 14’’ coperto di polvere.
Il Case è aperto come un paziente durante un operazione, Bus per agocanule e aflebi, sul cuore di silicio una ventola scocciata con nastro americano e tanta fantasia.

“Ti dispiace se uso un attimo il tuo pc?”

“Lo stai già facendo.”
POSTA IN ARRIVO (1)

Salva allegato, invia a floppy, Cancella.

“Se ti arriva una mail strana…”

“Come al solito…non so nulla e non ci capisco nulla, avranno sbagliato indirizzo.”

Abbraccio il maestro.

“Adesso ti saluto davvero.”

“Parti?”

“Si.”

“Vai lontano?”

“Nel paese degli orrori…A presto.”

1,44 mb.
Ormai la popolazione informatica spreca interi Giga ignorando quanta informazione contenga 1,44 mb di puro testo.
Quanto basta per inchiodare una vita: la schifosa vita di un orco…

Mi confondo con le linee e gli impulsi, vago nel mondo e rimbalzo nei server, sono una telefonata, ora un fax.
Il viaggio è lungo, maestro, dovevo salutarti.
La mail anonima compie tanta strada per raggiungere la polizia informatica, la seguo,
la guido, la indirizzo… Addio bastardo.
La musica è assordante, la notte è calata.
Sono stanco e con la testa in fiamme.
Una Crest Super attende le mie labbra, docile e doppiomaltata.
Una massa di pischelli immemori della loro storia urlano e sovrastano i depeches mode.

“It is just a question of time…”

Canticchio sfogliando quintali di cartacce e disegni che estraggo con isteria dalla borsa.
Gli sguardi curiosi dei deficenti si voltano subito verso di me, nessuno ha idea di cosa contengano, nessuno ha veramente voglia di saperlo, si fingono interessati a racconti e tavole per apparire più colti, più interessanti.

“Hai qualcosa di nuovo di farmi leggere?”

Per lui sono una sorta di biblioteca.

“Di che genere?”

Ha soltanto bisogno di colmare dieci minuti della sua deprimente serata in un pub con un finto interessamento di una lettura.
Sentiamo cosa risponde…

“Non lo so…decidi tu.”

Vuoi leggere di Ailena?
No, forse vomiteresti le tue tre Dragoon.
Tieni, decelebrato…un po’ di svago.

“Ti ho mai fatto leggere la fiaba della felicità?”
Felicità…Questa parola li distrugge, ho scelto apposta questo titolo…

“La fiaba della felicità…di cosa parla?”

“Tieni…”

Legge a fatica, lento, il suo cervello ha una velocità di trasmissione carattere-significato minore di un bambino delle elementari.
A volte mi fanno pena.

Tra poco inizierà a farmi domande sul testo, inutile tentare di evitarlo, leggerò con lui, pronto a regalare perle ai porci…

Io volevo solo bere una birra in silenzio

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