PARTE PRIMA

gennaio 1, 2007

“Un saluto al cielo,
due vanno alle nubi,
tre ai dorati tramonti,
quattro al sale del mare,
cinque ai pini bagnati,
sei alla sabbia nascosta.
Sette al vento beffardo,
Otto al buio che avanza.
Nove al Sole che muore,
Dieci ai mondi lontani.
C’è un numero ancora
che abbiamo ignorato.
I grazie che vanno
A chi ha sempre
mentito”

Tomgu 2002

COP

Dannazione. Ancora qua, ancora solo.
La noia….Tutto dorme.
La luna dorme, gli umani dormono.
Le nubi no, corrono veloci e striscianti.
La sensazione dell’assenza di temperatura, una stasi di freddo, caldo, umido e secco.
Ho accanto a me il maestro.
Mi stava parlando, ma rompe il suo silenzio:

“…E’ bellissimo…”

Respiro forte, il collo fa male, è un ora che osserviamo il vuoto dell’universo.

“…E’ bellissimo…” rispondo.
Parlare adesso sarebbe inutile.
E’ questo che mi ripeteva da un ora.


Una macchina che stride sul cemento interrompe la nostra meditazione, un altro che ignora il rapporto spazio-tempo: è convinto che arrivando prima al Rosso, riducendo lo spazio tra lui ed il semaforo, venga a ridursi anche il tempo dell’attesa.

“Andiamo a prendere le sigarette?”

“Ho smesso, maestro.”

“Vado a prendere le sigarette?!”

“Fai quello che vuoi, maestro.”

“Accompagnami a prendere le sigarette.”

Anche questa volta non lo ho compreso.
E’ difficile capirlo.
Le sue non sono mai domande.
Lui sa tutto, non può domandare.

“Scusa, maestro.”

Camminiamo nel centro della strada.
Forse è una rivalsa verso il traffico, un riscatto contro i camion, moto e motorini.
Forse speriamo che qualcuno ci investa, ma neanche stasera mi tolgono il peso del pensiero, la schiacciante necessità del mio cervello di chiedersi e domandarsi.
“Che senso ha tutta questa bellezza?”

Un piede avanti, poi l’altro.
Dritto sulla riga bianca, cammina!
Come fosse una fune, tesa e dritta!
E sotto di te, profondo e infinito: l’abisso.
Equilibrio, coraggio, questo serve all’acrobata.
E una bomba di psicofarmaco è tutto ciò che mi consiglierebbero i professori…
Avrei bisogno di altro per vincere la vertigine, questa nausea che provo osservando il mondo che ha costruito l’Uomo.
Misero rispetto a questa pace notturna, frenetico, isterico, ignorante.
Assolutamente privato di filosofia, congestionato da sogni e speranze, diviso e falsificato: un ipocrita illusione.

“Che senso ha tutto questo orrore?”

Un piede avanti, ancora un altro.
Senza rete, senza appigli.
Solo una striscia continua di pura follia.
E’ questa la mia vita.
Questo il tragitto.

“Ha senso che tu non fumi ma stai andando a comprare le sigarette?”

Il Maestro non fa mai domande, ricorda.
E’ una risposta.
Deve essere una risposta.

Nulla ha senso.
Forse questo mi ha insegnato il maestro.
Gli Euro gocciolano nella macchinetta.
Ho una banconota da 5 Euro, un Dante, un Vetruliano e voglio comprarmi due fottutissimi pacchetti: 2,60 ciascuno.
La banconota non basta, inserisco il capolavoro di Leonardo per ridurre il resto,
di solito una valanga di bronzo da 5.
La banconota non viene neanche succhiata.
Nulla, Fermo tutto.
Un fogliaccio, altri soldi? E’ incastrata.
Poco male, premo il tasto rosso.
Nessun resto.
Il led segna 1 Euro di credito.
Tasto rosso.
Nulla.
Tasto rosso.
Niente.
Cazzotto alla macchina.
Calma.
Fanculo, ne ho ancora sette e voglio fumare.
Giro l’angolo, altro distributore.
Controllo la fessura, ok, 5 Euro di credito.
Vai con Dante, camel light, camel light!
Resto: 1,80 Euro, resto massimo: 1,50 Euro.
Tasto rosso.
Nulla.
Tasto rosso.
Devo comprare un’altra cosa, stronza?
Nulla costa meno di 1,80 Euro, tasto rosso.
Porca puttana, non sta scherzando.
Corro dall’altra macchinetta, forse ha risputato Il Vetruliano…
Neanche un consolante scontrino.
Torno dall’altra: Idem.
Non può essere vero.
Il terribile silenzio della notte non mi sveglia.
In teoria, sono cosciente e sveglio.
Ma è possibile che il presente sia lordato da tutta questa approssimazione di perfezione?

distributoreautomaticodisigarette.com:
Inserisci i soldi, bastano: pacchetto, resto.
Ci ripenso, non voglio nulla: ridammi i soldi.

Troppo semplice.
Torna domani, spiega ad un prototipo mal riuscito di Dio che non vuoi fare il furbo, che non stai scherzando: è successo davvero.
Fanculo.
Domani aprirà di nuovo il suo sporco bar e
Venderà brioches secche o biglietti dell’Ataf.
Io guarderò ancora questo cielo.
Qualcosa non torna.
Troppe cose non tornano.

Mi riprendo dal flash.
Forse è per questo che ho smesso.

“Che sigarette fumi, maestro?”

“Diana rosse, di solito infilo 5 e prendo due pacchetti, il resto lo lascio al primo che se ne accorge.”

Ieri non ho guardato nella cassetta del resto: troppo semplice.

“Guarda, i 20 cent che ho lasciato tre giorni fa!”

Tante cose mi stupiscono.
Questa un po’ mi fa incazzare.
“Posso prenderli un attimo? Un attimo solo.”

L’urlo nell’assurdo silenzio, volate, stronzi.

“Mi devi 20 centesimi.”

“Ma se non erano neanche tuoi…”

“Come no?! Io me ne sono accorto per primo!”

“Ma gli avevi lasciati tu!”

“Allora erano miei anche da prima.”

“Ma se li hai lasciati non ti interessavano, no?!
Adesso perché cazzo rivuoi 20 centesimi?”

“Perché non è detto che erano i miei, magari un altro si era dimenticato il resto.”

“Ma io ho l’ho buttati via perché credevo fossero i tuoi di tre giorni fa!”

“E perché butti via i miei soldi?
Io non butto via i tuoi soldi.
I soldi non si buttano via, non crescono sugli alberi.”



Il maestro mette Cinque Euro, Diana, Diana.
La macchina sputa un’unica monetina dorata, venti maledetti centesimi di Euro.

“Visti! Miei! Anzi, ti dovevo 20 cent, tieni”

Il Maestro sorride…qualcosa ho imparato.
Il mio nuovo bambino a 1594Hz spara Burzum ad un livello impensabile.
Le casse vibrano, vive e pulsanti di dolore: atmosfera densa e fangosa, misteriosa.

Ogni angolo della stanza si anima di piccole creature sfuggenti…qualcuno ride…
E tutto si annerisce, si sfuma e si sfoca, solo il 17’’ risplende nitido.

Il Maestro è tornato a casa con Diana, si starà fumando un’altra canna con lei.
Io rimango sveglio.
Immobile davanti allo schermo piatto.
Solo.
Sveglio come un paranoico invisibile.
Le mie parole sono proiettili, bossoli laminati limati dal dolore.
Sparo su tutti, indistintamente.
Sparo! le mie dita premono e sparano ancora.
Fuoco sui bugiardi, fiamme e lapilli incendiano i miei occhi stanchi.
Quante cose hanno visto?
Quante cose non volevano farmi vedere?
Tutto è una mera illusione.
Anche questo dolore.
Anche queste verità.
Crepate, bastardi, almeno in questa pagina.
Crepate senza un suono, velocemente.
Carcerieri dell’intelletto umano…
Vi ho già detto che siete nauseanti?
Ho già scritto quanto non posso credere ai vostri sorrisi, alle promesse ed ai sogni in offerta speciale, ai saldi del successo, all’ipocrita sottomissione camuffata sotto il nome di civiltà?
L’arpa di Burzum accarezza le sue corde.
Soltanto tre note per una canzone infinita.
Plin, plin, plin, plin…
Plin…plin…

Respiro a fatica, nervoso.
Il solito tic, stringo il naso, forse per impedire che si allunghi…
Perché non esiste una fata turchina?
Bush non entrerebbe più nell’inquadratura, i politici ucciderebbero il pubblico con il loro naso velenoso.
Quante bugie.
Quanta inutile buona educazione.
Fox-news tuona nei satelliti con i suoi messaggi di pace universale…il riassunto:

Dio benedica l’America!
La guerra è una soluzione intelligente, la guerra serve per mantenere la pace!
La guerra è giusta e meritevole di gloria, la morte è giusta, è giusto uccidere!
In fondo muoiono solo i militari, tu non sei un militare, i tuoi figli non lo sono!
I civili non verranno toccati, lo giuro!
La guerra è giusta, lo dicono tutti, chi sei tu per dire il contrario?
Morte all’Islam. Morte al saraceno.
In fin dei conti non pregano neanche Dio.
Dio benedice l’America, non Allah.
Lo facciamo per voi…per la Libertà.
Viva la democrazia, morte al diverso.
Dio Benedica l’America.
Chi dice diverso muoia.
CLICK.
Tasto rosso, nessun resto: solo silenzio.
Un giorno convinceranno anche me?
Cattureranno davvero la mia mente?!
Ma come si fa a credere ad una troietta che parla di morte come fosse una fiaba…
La MORTE, americano.
MORTE: capisci questa parola?
Hai la minima idea di quanto pesante sia…
Ti sei mai fermato a riflettere quanta MORTE stai spargendo in nome di un dollaro?
Tu e il tuo fottuto patriottismo fanatico, non ti è bastato vedere i miei antenati, la loro utopia della razza perfetta, gli orrori del Nazismo e del Comunismo, il fanatismo che porta alla distruzione totale!
Non ti basta?
Mentecatto ripetente ritardato americano.
Vuoi sbagliare anche tu?
Come fosse un pregio, una gara dell’orrore!
Stai vincendo, pezzo di merda
Stai vincendo ogni sfida.
Almeno i miei antenati informano la piazza della loro follia delirante, osannando il sangue del nemico e manifestando al mondo il loro desiderio di potere…di conquista.
Voi non avete neanche questa ultima sincerità
Voi lo fate per la Libertà…
Per il bene di tutte le Democrazie del Mondo.
Proverete mai vergogna per le vostre interviste, le vostre dichiarazioni palesemente falsificate, devote alla più cinica demagogia?
-Spara pure, stronzo, siamo immortali!-
Questo pensate…Io ho pena di voi: ho pena della vostra ingenuità, della misera coscienza e fantasia che abita il vostro cranio.
Sparo, premo e sparo, ancora, ancora.
Adesso è la Chiesa, ora la Finanza.
Ora la multinazionale in ascesa, ora la politica schiava dell’interesse, adesso la superstizione e l’ignoranza, sparo, premo e sparo, ancora…ancora.
Pagine e pagine di proiettili neri.
Chiudi.
Salva?
No.
Tutti i dati andranno persi, sicuro?
Sono già stati persi…Dimenticati.
Ho detto “NO”, macchina di merda.

Burzum aumenta la mia rabbia fino all’isteria.
Devo togliere questo CD maledetto, lordare il mio cervello di House demente, saturarmi di bassi stronca staffa e martello.
O magari riaccendere la Telemerdavisione:
Non pensare, compra, siate ottimisti.
Non pensare, mangia, mangia trippona!
Non pensare, consuma: butta via, ricompra!
Non pensare, sesso, sesso, sesso, sesso!
Non pensare…Lavora, il lavoro è la tua vita!
Non pensare, ridi…stai male? Sorridi uguale.
Non pensare, sii felice…la tua vita è perfetta, c’è gente che pensa per te, stai tranquillo.
Sei troppo tranquillo, rischi di pensare…male.
Attentati, bombe, ossa, strage, urla, pianti.
Attentato, bambini morti, sangue, macerie, rovina.
Ecco, adesso hai paura, così non pensi più.
Ma così non compri.
Una balena si è arenata, ma poi si è salvata.
Va meglio? Adesso compri? Bravo…
Ma non pensare.
Questa roba funziona.
Questa merda invade la mente come un alluvione di fango distrugge un roseto.
Come poter essere al sicuro?
Megaschermi, tribune politiche, spot, televisione, film, volantini, esiste ancora qualcosa che non ti spappola la mente?
Anche i tuoi occhi ti ingannano.
Il tuo tatto, il gusto, ti mentono.
Tutto ti prende per il culo per un solo scopo.

…Ma qual è lo scopo…

Quale cazzo di fine può portare una razza con potenzialità allucinanti a brandire un machete e scannare un bambino di 6 mesi…
Quale motivo si nasconde dietro al delirante massacro della cultura, lo stupro della vita?!
E se fosse schizofrenia?
Se tutto fosse una malattia mentale di alcuni esseri umani dotati di più potere ed influenza?
Non sarebbe beffardo?
Tutti stipati in un treno guidato da un malato.

Capostazione, voglio scendere.
Impossibile, il treno non si può fermare.
Moriremo tutti.
Non è un problema mio, si rivolga alle autorità competenti.
Sono loro che ci stanno uccidendo.
Io non ho tempo da perdere, mi ascolti: il treno non si può fermare, se ne faccia una ragione!
Tirerò il freno d’emergenza, voglio scendere.
Se lo farà commetterà un reato gravissimo!
Siete Voi che li state commettendo tutti.
Le rotaie stridono impazzite.
Qualcuno ha tirato il freno di emergenza, tutte le squadre pronte all’azione.
Puntare, mirare, fuoco: silenzio sulla sua voce.
Silenzio sui suoi motivi: CENSURA.
Che nessuno attacchi il treno.
Che nessuno si permetta più di tirare il freno.
Pressione nella caldaia, vapore e fumo.
Il grido acido della locomotiva.

“MOOOOOOOOOOORTE!”

Un altro vandalo pestato a sangue
dagli uomini automi vestiti uguali.
Ancora silenzio.
Silenzio e quiete.
E il treno corre ancora più veloce.

Devo togliere questo maledetto Cd.
Burzum mi sta facendo incazzare di brutto.
Devo provare a dormire, sono tre notti che non raffreddo il mio processore neurale.
Ma ho la Ram piena di idee.
Se mi addormento tutto andrà perso.
Mischierò i miei ricordi, falsificandoli, assimilandomi nell’oblio del benessere.
Spara, scrivi e spara, fino alla fine, BRZ, BRZ,
Il cellulare vibra, a momenti lo scaglio in terra

BABA… rispondere?
|YES| |NO|

“Maestro…sono le quattro…”

“Tanto non dormivi…Passi da me?”
Baba ha già denudato Diana, strappando le sue calze e arrotolandole a S.
Prima mi sbagliavo.
Non stava fumando una canna con lei: se ne stava fumando due da solo.

“Chi è?”

“Chi vuoi che sia alle quattro e un quarto?”

“Se lo sapevo non te lo chiedevo.”

“Sono Dio.”

“Salve, come posso esserle utile.”

“Vorrei salire.”

“E perché?”

“Me lo hai chiesto te un quarto d’ora fa.”

“Mi dispiace, io non parlo con Dio: non ci credo.”

“Maestro sono io, apri la porta.”

“Che scherzo di merda fingersi Dio…”

BRZZZ. Il portone sembra il mio cellulare.
Dodici scalini di marmo e poi l’ascensore più claustrofobico che conosca…
Sesto piano su sei di un condominio: l’umile grotta del maestro.
SBANG, tutte le volte il suono metallico dell’arresto mi fa letteralmente cagare sotto.
Esco dalla sala di tortura, cerco l’interruttore.
Click.
Nulla.
Buio totale e davanti a me la porta chiusa
Busso.
Nulla.
Gratto alla porta come un gatto chiuso fuori.

“Maestro…”

“Chi è?”

“Ma come chi è? Sono io!”

“E bastava dirlo, non ti incazzare…
Non apro mai agli sconosciuti.”

La luce giallastra illumina Baba di santità, accanto a lui il gatto bianco strizza gli occhi.

Esco dal condominio quando il sole, forse per avvertire i sognatori insonni che il giorno sta arrivando, illumina timidamente i colli morbidi e rotondi: un alone dolce di calore soffice e sfumato.

Non ricordo nulla della nottata, ho troppo sonno, devo dormire.
Solo i peli del gatto che porto sulla maglia confermano che sono stato da Baba.
La mia memoria nega tutto.
Non accetta più scuse o tranelli.
Vuole Dormire…dormire…dormire………
Un orango vestito da pagliaccio horror fuma una lunga pipa di legno contorta, dietro di lui un immenso tendone da circo:

“Che ci fai ancora sveglio?”

“Sto dormendo, orango.”

“Certo, come vuoi tu.”

“Perché parli?”

“Ma che cazzo vuoi?”

“Niente, era così per dire, non ho mai parlato con un orango, capiscimi…è difficile…”

“Perché?”

“Perché sei un Orango”

“E allora?”

“Di solito non parlano…”

“E gli umani parlano?”

“Alcuni si…forse…”

“Dialogano con il prossimo? Fanno domande?”

“Non tutti…”

“E non tutti gli oranghi mangiano le caccole e le pulci ai loro figli.”
Perché questo orango mi ricorda tanto il maestro… Dormirà anche lui?
Sognerà?
Starà fumando una canna?

“Orango, conosci il maestro?”

“Chi?”

“Come non detto…”

“Ti deve dei soldi?”

“…no…”

“Allora lo conosco… sogna spesso questo posto, fumiamo assieme.”

Suono di trombette e cornamuse.

“Sta iniziando lo spettacolo, vieni con me?
Tanto non hai un niente da fare e di sognare qualcosa di sano scordatelo.”

“Da dove si entra, babbuino?”

“Sono un orango.”

“Mi scusi, signor Orango.”

“Non sono un signore, sono un Orango! E’ così difficile?”

“Faccia strada, Orango.”

Le tende si aprono, odorano di frappè al tamarindo, acciughe e cenere di faggio.

La prima fila dell’arena del circo è occupata da dodici bambini dai riccioli d’oro ed il sorriso di perla

La seconda fila da cento bambini down vestiti da giullari e la terza, la più lontana di tutte, è invasa da cadaveri di bambini neri in putrefazione: le mosche giocano con le mucose di una ragazzina dalle labbra violacee, un verme giallo e affusolato si nasconde nelle piaghe della pelle.

L’orango si fa largo con disinvoltura attraverso la fiumana di carcasse, lamentandosi dei liquidi che di solito fuoriescono quando si pestano i più piccoli.

“Puzzano sempre di più, tra poco non serviranno neanche come finto pubblico… prima almeno erano schiavi, adesso cosa sono?!
Morti: bella inculata la Libertà.”

“Dove è il maestro…”

“Eccolo, è quello che piange vicino alle budella del negretto.”

Nell’arena un uomo grassissimo in tutù finge di essere la donna barbuta, i ragazzi dagli occhi di smeraldo e lapislazuli applaudono e si scambiano sorrisi.
La folla dietro di loro si morde e mena, ride e si dibatte sulle panche di legno.
I negretti non li caga nessuno.
Meno il maestro.
Mi avvicino a lui, le risate sciamano e si attenuano.
E’ completamente nudo, sudicio e sudato.

“Maestro…”

“Svegliati, allievo.
Devi andare all’università.”

“Ma stai piangendo…”

“Tutte le volte che qualcuno piange tu salti l’università?

“No, certo.”

“E allora che cazzo vuoi?
Svegliati!”

“Posso fare una cosa, prima?”

“Si, ma poi svegliati..”

Mi volto.
Fanculo.
E’ un sogno…sogniamo.

Tutto può accadere se lo desidero, e quello che desidero sono due UZI
con infiniti colpi in canna. Stringo forte il metallo scuro, le bocche hanno un sussulto, un vomito di bossoli, tremano, vibrano, FRK-FRRK-FRRRK!
Tuona la mia furia che segue l’ecatombe, urlo con la voce che si perde nelle raffiche, nelle grida.

L’Orango è un ammasso di budella tritate e pelliccia, soltanto il volto pitturato da clown sorride ancora.

I dodici ragazzini dalla pelle di seta e trama d’oro non hanno mai smesso di sorridere, la folla di giullari mi guarda stupita.

“Ed ecco a voi la donna barbuta!”

L’orchestra ricomincia a suonare, all’unisono duecento occhi si voltano verso il panzone peloso e cento bocche sbavano gelatina.

“Adesso che ti sei sfogato…”

“Il panzone…ti prego, Maestro…”

“Svegliati.”

“O un Angioletto… uno solo.”

Risveglio allucinante, dolore alle tempie, collo e seni facciali.
In bocca sapore di mallo acerbo, una sete da beduino.
“Ma che ore sono…”

L’orologio dello stereo lampeggia un incomprensibile “19:24”
Non posso aver dormito tanto.
Saranno le sette e mezzo di mattina e avrò sicuramente lo stereo sballato come me.
Mi alzo e apro la finestra.
Un buio piatto, senza profondità.
E’ la serranda, idiota.
Alzo il ponte levatoio della mia socialità, aspetto la luce che brucia gli occhi e riscalda.
Buio totale.
Oggi è… che giorno è oggi?
Martedì? Lunedì? Mercolenica?!
Ho una fame tremenda, divoro due ciotole di fiocchi sintetici al sapore di cioccolato che sguazzano nel latte caldo.
Buio e silenzio.
Il bottone verde della segreteria lampeggia ansioso di sparare le sue cazzate pomeridiane.
Click.

“Amore, non ti sei svegliato ancora? Sarai rientrato tardi stanotte, come al solito…
Noi andiamo al mare, ci sentiamo quando ti svegli.
Dice il babbo se puoi controllare per lui i siti internet, c’è una sua dichiarazione, stampala. A dopo dormiglione.”

La ventola del pentium ed il rumore gradevole della c-mos.
Eccoci qua, ancora storditi dai sogni ad inseguirne un altro.
Ero già in camera dopo sei secondi di messaggio, sia l’intonazione che la forma della richiesta erano noti.

-Puoi usare per noi la tecnologia?-

Quanto divario possiede nel mio tempo un genitore da suo figlio?

L’acquisizione di strumenti tecnologici si è fermata al tostapane per il 60% delle massaie, televideo 25%, lettore portatile 15%, videoregistratore 5%…
Pc: dati non pervenuti.

Utilizzare correttamente un personal computer significa brandire un mouse come un rasoio elettrico, concepirlo come uno schermo di una quasi-televisione complessa e sfruttare lo 0,5% delle sue potenzialità.
Una perdita di tempo.
Il mostro di silicio e plastica che tiene ore e ore attaccato tuo figlio davanti a numerini e codici incomprensibili… se almeno stesse giocando ad un videogioco potresti incazzarti, genitore, ma cosa starà facendo davanti a quello schermo nero con le scritte bianche?
Starà scrivendo un altro libro?
No, quando scrive la pagina è bianca e c’è una “W” verde in alto a sinistra di una barra blu.
Allora cosa starà facendo…
E la mente si difende subito con un intelligente risposta: “non lo so e non lo voglio sapere”
Credo che il cervello di mio padre esploderebbe come un cocomero colpito da un mazzuolo di ghisa se tentasse di capire il 5% delle conoscenze informatiche che possiedo e utilizzo illegalmente.

Al mio attivo ho più di trenta siti pornografici di pedofilia e violenze sui minori disintegrati, ridotti a cenere di Kbit impestati.
Più di cento orchi mangiatori di fiabe segnalati con Fk-Mail alla polizia informatica,
i loro indirizzi, le loro foto, di alcuni conoscevo il nome della moglie e delle figlie, probabilmente nessuno è stato condannato:
il sito è stato tirato giù e dopo 24 ore è stato spostato in australia o new-york…
Polizia informatica.

Soltanto un attacco ha avuto riscontro nei media, una rete Italia-Albania che commerciava prostitute di 6~15 anni, materiale visivo per deviati sessuali.

“Dopo una lunga indagine effettuata sulla rete un altra banda di pedofili è stata sgominata; ritrovati video e foto di presentazione dei bambini durante le perquisizioni. …bla…bla…bla…
I colpevoli sono stati arrestati e consegnati alla legge.”

Che notizia confortante.

La polizia indaga nella rete e sgomina i cattivi.
Che brava la polizia, madre: i tuoi figli sono al sicuro!
Nel dossier che ho spedito mancavano solo l’elenco dei capi d’imputazione.

Che brava la polizia, padre: hai visto che le forze dell’ordine sono efficienti e tempestive?
Un servizio in prima serata, poi il nulla, il vuoto abissale.
Ed i reati di pedofilia, di violenza e abuso sono aumentati del 100%.
E di nuovo il silenzio.
L’assurda illusione di perfezione.

La dichiarazione di mio padre, eccola: seleziona, stampa, ok.

Il rumore della stampante appena svegliati è terribile, un trapano.
Mi stropiccio gli occhi ed espiro.

“Scarichiamo la posta…”

POSTA IN ARRIVO (104)

Spam, spam, non ho tempo, ciao, spam, guarda chi si rivede, spam, troietta, spam, figurati, spam, lo sapevi che, spam, mailing list, spam, pubblicità della tim.
E quel messaggio senza oggetto: OPIUM mi ha scritto ancora.

Seziono il banner, diventa sempre più bravo con le mail anonime.
“Check, Cowboy!
Ho un link per te, sempre che tu non sia ancora a Honoulu…
Quando torni a Camelot, Merlino?
Ci incontriamo tutti stasera, G8, vedi di esserci, Demiurgo.
Ripassa il tuo inglese, stasera abbiamo un ospite stelle e strisce”

Quanto tempo è passato dall’ultima corsa?
Ci ero andato vicino, l’amministratore aveva un paio di palle in kevlar.
Che abbia paura?
Il mio allievo è ancora un newbie promettente, impossibile passargli il testimone… sono stanco, dannazione.
Respiro…CLIK.

Glielo buttano in bocca mentre vomita dal disgusto, avrà 11 anni.
Equilibrio, dondolati artista, esibisciti!
Un circense della rete che volteggia sul server, senza cintura di sicurezza, senza paura!
Chiedi per favore quante porte attive stanno aspettando catene di codici perversi, quanti demoni vivono dietro i portoni, devi chiedere solo innocenti informazioni…
Chiedi, domanda, ping e richieste.
E’ fattibile.
Serfa e scanna, ci deve essere un foro da cui entrare.

Dario Dondoli, Milano.
Iscritto a quattro mailing-list, due di queste modelle in casella.
Ogni giorno 200K di tette e culi. Forse non gli bastavano più. Voleva qualcosa di diverso. La sua masturbazione era routine, ormai, serviva l’illegale…Serviva la violenza. Furia su chi non può difendersi. Bestialità sull’innocenza. Orrenda rivalsa contro le proprie frustrazioni da iper-lavoro… Orrore dietro la web-cam.

2003 D.C.
Telecamere ovunque, in diretta!

(Spia! Giudica! Etichetta! Non pensare!)

Estraggo il coltello dalla tasca e prendo una troietta del “Grande Fratello 7”, una delle trenta brasiliane che abitano i tre Harem dei tre concorrenti: io sono uno di questi. Sparata nei satelliti, la gola della microcefalo dotata di seni pulsa di morte e di verità. Sorrido e stringo l’elsa del coltellaccio.

“Buongiorno, larve. Adesso mi ascoltate.
E taglio la gola a questa negra se staccate il segnale…”

L’odiens esplode, miliardi di mail e sms, telegiornali, edizioni speciali, telefonate di sedicenni, psicologi, fanatici del programma e giornalisti: il potere dei media.

“Dario Dondoli scopa tredicenni e gode nell’avere rapporti nella bocca di una bambina che vomita per l’orrore e per la paura. L’IP della sua linea telefonica è dentro questo cd contenente il filmato e le prove.”

Le massaie si domandano cosa sia l’IP, i carrozzieri cosa cazzo sia un CD, i ragazzini ribelli tifano per l’eroe che sta distruggendo il “Grande fratello 7”, finalmente qualcuno ha sfogato la loro adolescenza frustrata contro il simbolo di successo e fama: tutto quello che non saranno mai.

C’è qualcuno la fuori?
Qualcuno sta ascoltando?
A nessuno interessa della Bambina?
C’è qualcuno la fuori?
La polizia sta già organizzando il bliz, il cecchino sa esattamente dove mi trovo…
24 ore su 24.
“Se inizia a parlare di cose scottanti mirate alla testa. Abbiamo rallentato il segnale video e audio con l’esterno di 5 minuti, un attesa maggiore avrebbe causato troppo rumore. Abbiamo già montato la scena per la legittima difesa,buon lavoro.”

Bene, continuiamo.

“Nella rete, milioni di uomini che si chiamano Dario Dondoli, ogni giorno, ogni maledetto giorno, ricercano questo piacere perverso, una droga mentale dall’astinenza mostruosa.
E questo è il primo problema di cui voglio parlare per almeno un giorno: questo sarà il giorno dell’infanzia stuprata, dell’innocenza straziata dall’ignoranza.
Domani dedicherò spazio alla fame e la farsa del G8, all’Aids ed all’AZT.
Proseguirò con la guerra e i razzi intelligenti, le basi nucleari nel mondo, le stragi di stato e la nuova politica del terrore.
Proseguirò poi sulla carneficina autorizzata dal governo americano sulle torri gemelle, la famiglia Bush ed i suoi amici islamici, il petrolio e le fonti di energia alternative.
Questi, per ora, saranno gli argomenti.”

Il cecchino preme il bottone rosso.
Non vedo che un fascio di luce che disegna un cerchietto sulla mia fronte…CLICK.
A pochi interesserebbe quella bambina, una fantasia distrutta, un sogno calpestato…
Una piccola fiaba resa un lugubre articolo di un giornale scandalistico.
Merce, sottoprodotto della primordiale natura di scimmie senza pellicce.


A me interessa.
Più di dieci anni della mia finta libertà.

Ho visto i suoi occhi, la sua sofferenza. Conosco i modi identificare l’orco, ci vuole solo una manciata di Kb di coraggio.
Non sono un giustiziere, stronzi deficienti, non uso pistole e sbranghe, uso la mente.
Uso la coscienza e la memoria.
Tutte cose che ci stiamo scordando dietro marche e successo, nascosti da loghi e divise, fazioni, nazioni e ideali razzisti.
Aiuto la polizia e sono un criminale?!
Ponzio Pilato insegna a lavarsi le mani, io le voglio sudicie, incrostate di sangue mentale di bugiardi e proto-umani degeneri.

Non mi interessa la punizione, voglio che tutti possano sapere, che la gente ricordi questo periodo storico abitato da bestie e dei.

Brutalità o educazione?
Evoluzione, schiavitù controllata?
Scegliamo, decidiamo.
Potrei diventare un buon carceriere, se mi impegnassi.
Un buon pubblicitario o un giornalista manovrato che inculca certezze interessate nell’inconscio dei lettori.

Ma adesso non potrei vivere altri dieci anni con il sorriso sapendo anche di Ailena.
Una sola fra tante.
Quella di troppo, un’altra fiaba interrotta!
E’ tempo di ridare colore alle fiabe, orchi e giganti cattivi.
E’ tempo di informazione.

“In verità io so che nessuno al mondo può essere sereno…
Ma per un breve tratto l’uomo può scordarsi il tristo fato che l’attende, e diventar come quell’ali che battono frementi l’uragano a lor così lontano.”

Il Demiurgo si deve svegliare ancora una volta dal suo sonno.
Peccato.
Era bella questa quiete, questo benessere gentile e rassicurante.
Scrivere stronzate poetiche, frasi sofiste accademiche, scolpire la cabala a colpi di rime e fraseggi.
Tipharet è stata assimilata.
Il ragno che racchiude nel bozzolo le idee e le droga con il veleno della bellezza è assopito.
Un’altra Sephira attende.

Voglio le foto che hai nel computer, le mail, i commenti che hai fatto con i tuoi amici godendo del filmato, la tua faccia!
Voglio il tuo volto!
VOGLIO I TUOI OCCHI! BRZ! BRZ!
SARA… rispondere?
|YES| |NO|

Bella domanda, cellulare di merda.
Bella domanda.
Rispondere e sentire una pischella che si lamenta per i suoi stupidi problemi, della
sua famiglia bigotta che limita la sua libertà.
Ascoltare con finto interesse le sue novità, la palestra che ha iniziato a frequentare,
le ridicole illusioni di diciottenni cieche e sorde alle oscenità del mondo.
Un banale come stai, una coccola e un TVB.
Tre minuti di farsa, di inutile comunicazione.
NO.
Non ho tempo.
In tre minuti si spediscono milioni di mail.
In tre minuti si ricercano centinaia di documenti e notizie sotterranee.
In 180 sec si può cambiare idea infinite volte.

Spengo il cellulare, siamo al cinema baby.
Al cinematografo degli orrori.

Apro il terzo cassetto della scrivania, un pacco di cd masterizzati attende il setup…
Scongeliamo il pinguino.

Musica.
Ho bisogno di musica.
Equilibrio e note armoniche, Chopin.
Non posso piangere, non devo vacillare, mai.
Trasformarsi in codice binario e dimenticare le emozioni…quanto tempo è passato…
Sarò ancora in grado…TELNET.
“Merda! Apri, maestro!”

“Chi è?”

“Porca puttana, apri!”

BRZZ.
Corro su per i dodici gradini, sbatto le mani sull’ascensore, CLIK, scendi, stronzo, scendi! SBAM! 6° piano, forza! SBAM!
Sbatto le due porte e corro in camera del maestro, senza nemmeno salutarlo: CLIK.
Accenditi, maledetta macchina, ora!
Avvio di Windows in corso.
Muoviti!

“Sei nervoso?”

“No, faccio finta, maestro.”

“Allora fai finta di essere calmo…”

“Scusa, non ti ho nemmeno salutato.”

“Vai via?”

“Come?!”

“Stai partendo?”

“Per dove?!”

“Non lo so, te lo sto chiedendo…
Di solito dopo aver salutato si parte, che ne so… per una gita, un viaggio.”

“Non vado da nessuna parte…”

“E allora perché dovevi salutarmi?”

“Perché sono arrivato!”

“Arrivato da dove?”

“Da casa mia!”

“E lo chiami un viaggio?
Casa tua è a 50 metri dalla mia…”

“Ok, non ti saluto più…”

“Ti ho fatto qualcosa di male?”

“Perché mi dici questo, adesso…”

Lo sconforto… non riesco più a seguirlo.

“Per togliermi il saluto.”

“Scusa, maestro.”

Windows si è avviato, le finestrelle si aprono lente nel 14’’ coperto di polvere.
Il Case è aperto come un paziente durante un operazione, Bus per agocanule e aflebi, sul cuore di silicio una ventola scocciata con nastro americano e tanta fantasia.

“Ti dispiace se uso un attimo il tuo pc?”

“Lo stai già facendo.”
POSTA IN ARRIVO (1)

Salva allegato, invia a floppy, Cancella.

“Se ti arriva una mail strana…”

“Come al solito…non so nulla e non ci capisco nulla, avranno sbagliato indirizzo.”

Abbraccio il maestro.

“Adesso ti saluto davvero.”

“Parti?”

“Si.”

“Vai lontano?”

“Nel paese degli orrori…A presto.”

1,44 mb.
Ormai la popolazione informatica spreca interi Giga ignorando quanta informazione contenga 1,44 mb di puro testo.
Quanto basta per inchiodare una vita: la schifosa vita di un orco…

Mi confondo con le linee e gli impulsi, vago nel mondo e rimbalzo nei server, sono una telefonata, ora un fax.
Il viaggio è lungo, maestro, dovevo salutarti.
La mail anonima compie tanta strada per raggiungere la polizia informatica, la seguo,
la guido, la indirizzo… Addio bastardo.
La musica è assordante, la notte è calata.
Sono stanco e con la testa in fiamme.
Una Crest Super attende le mie labbra, docile e doppiomaltata.
Una massa di pischelli immemori della loro storia urlano e sovrastano i depeches mode.

“It is just a question of time…”

Canticchio sfogliando quintali di cartacce e disegni che estraggo con isteria dalla borsa.
Gli sguardi curiosi dei deficenti si voltano subito verso di me, nessuno ha idea di cosa contengano, nessuno ha veramente voglia di saperlo, si fingono interessati a racconti e tavole per apparire più colti, più interessanti.

“Hai qualcosa di nuovo di farmi leggere?”

Per lui sono una sorta di biblioteca.

“Di che genere?”

Ha soltanto bisogno di colmare dieci minuti della sua deprimente serata in un pub con un finto interessamento di una lettura.
Sentiamo cosa risponde…

“Non lo so…decidi tu.”

Vuoi leggere di Ailena?
No, forse vomiteresti le tue tre Dragoon.
Tieni, decelebrato…un po’ di svago.

“Ti ho mai fatto leggere la fiaba della felicità?”
Felicità…Questa parola li distrugge, ho scelto apposta questo titolo…

“La fiaba della felicità…di cosa parla?”

“Tieni…”

Legge a fatica, lento, il suo cervello ha una velocità di trasmissione carattere-significato minore di un bambino delle elementari.
A volte mi fanno pena.

Tra poco inizierà a farmi domande sul testo, inutile tentare di evitarlo, leggerò con lui, pronto a regalare perle ai porci…

Io volevo solo bere una birra in silenzio

LA FIABA DELLA FELICITÁ

gennaio 1, 2006

3

INTRODUZIONE

“Giro giro tondo,
io governo il mondo,
tutta mia è la Terra,
tutti faccia a terra!”

Canto dei potenti e degli amici di Dio

E’ molto tempo che scrivo e pitturo…
lettere, racconti, poesie.
Quadri, disegni.
Ma a cosa è servito?
Nessun orecchio vicino, nessun occhio attento.
Tutto recluso in un misero commento grafico o stilistico.
Complimenti.
Bello…
Quante volte ho urlato “BASTA!” non le ricordo più.

Che sia veramente troppo innovativo per questo mio tempo?
O sono circondato dall’incapacità di cambiare?!
E se l’ignoranza fosse davvero la normalità del mio tempo…
La schiacciante malattia di inizio millennio: l’arretratezza.

Mi chiedo che cosa farò quando sarò io ad essere arretrato, amici.
Scapperò dalle mie responsabilità, dal dovere di farsi da parte!?
O diverrò serenamente un peso sociale…
Un ignorante, arcaico scrittore.

Il progresso umano è un terribile amico, signori.
Un amico di cui ti puoi fidare, ma che chiede sempre qualcosa in cambio.
sempre.
E che cosa ci sta regalando, che momenti splendidi stiamo passando assieme a Progresso?
La perdita della tranquillità o l’acquisizione di una visione di vita tranquilla…

Non è forse grazie al progresso che abbiamo diffuso la stampa,
il sapere recluso a pochi esseri umani intonacati?!
Come dite?
In alcuni paesi è sconosciuta addirittura la scrittura?!
E’ colpa del nostro amico progresso, dite…
Già.
Deve essere proprio così, scusate.
Credevo fosse colpa nostra.

Perchè allora in questa epoca di pazzi e di eroi falliti, di mercanti e trafficanti,
di ricchezza e malessere, di pance piene e animi vuoti, odiamo questo amico?
Forse non lo è mai stato.

E’ uno scocciatore che costringe miliardi di esseri umani a distribuirsi nel globo e proliferare
scoprire, sperare e fantasticare, un sognatore folle che racconta ad un bambino le fiabe.
La fiaba dell’immortalità, della divina e somma conoscenza della Vera Verità.
La pietra filosofale universale.

Ho sempre salutato con affetto questo amico-nemico, sempre ascoltato i suoi sogni:
forse lo conosco talmente bene da non rischiare di rimanere inadeguato…
la mia idea di futuro e progresso non riuscirà mai a incarnarsi,
la straordinaria utopia artificiale che devasta la mia icona del presente non è pronta.

E’ tempo di illusioni, non di soluzioni.
E’ l’era dell’assurda apparenza, dell’ipocrisia benestante scaturita dalla paura delle differenze.

La mia idea?
E’ una fiaba che nessun bambino dalla pancia piena adora ascoltare,
adesso va di moda quella della felicità.
Non la conoscete?!
Ve la racconto io, a me l’ha già raccontata.

LA FIABA DELLA FELICITA’
Del professor Felice Progresso
Sognatore e truffatore

C’era una volta una piccola tribù di umani.
Che cosa sono, direte voi?
Non lo sanno neanche loro.

Gli umani sono creature strane,
alcuni credono ad un Dio,
altri non credono a niente,
in pochi credono in loro stessi.
Perchè tanta confusione, potreste aggiungere…
Perchè gli umani non si capiscono, non riescono a comunicare.

Una mattina un umano,
dopo aver trascorso tutto il tempo a mangiare e dormire,
capì che non era un Bruco.
Il baco faceva questo tipo di vita,
ma dopo pochi giorni si tramutava in farfalla e volava felice.
Il suo corpo grasso mutava in uno splendido animale,
mentre lo splendido animale che è l’uomo
se viveva come un bruco diventava grasso e basta.

Questo umano fu odiato da tutti, perchè tutta la tribù era ormai grassissima,
convinta di essere un bruco più lento nella trasformazione in farfalla.
Ma alla fine gli dettero ascolto e iniziarono a cercare un altro ruolo.

Andarono di qua e di la, arrivarono anche li e approdarono qua.
Tutto fu invaso dagli umani che non sapevano più che cosa fossero.
Ci fu il caos.

Prima partirono i pugni e i morsi,
ma un umano capì che un pezzo di legno era meglio.
E tutta la tribù prese un ramo e lo spezzò in testa al suo vicino.
Una donna tirò una botta così forte che ruppe il bacchiolo,
allora si chinò e raccolse un sasso.
Lo tirò.
E la terra si riempì di sassaiole.
Iniziò a volare di tutto,
macigni, ossa, zanne appuntite,
sassi con legate attorno ranocchie velenose,
volò di tutto.
Ma il bruco continuava a volare tramutato in farfalla mentre l’uomo
era ancora più rude e violento, sempre più goffo e grasso.

Una Donna allora schivò un enorme macigno ed urlò:
“BASTA!”
Ma un altro sasso lo colpì nella bocca e perse dieci denti.
Una Uomo, però, aveva sentito quel discorso e disse:
“BASTA!”
Questa volta le cose cambiarono,
si ruppe tutti i denti.

La notizia si sparse, ma i sassi erano ormai diventate frecce mortali.
La tribù non poteva più contare i propri figli.
E gli umani si divisero in altre tribù.

Iniziarono ovviamente a volare ancora più frecce,
perchè “le tribù iniziano ad essere troppe”:
così disse l’umano che fu il primo
ad essere preso a frecciate dopo questa scoperta.

Alcune tribù vennero sterminate, altre si unirono e fondarono un clan più grande.
Un vecchio uomo decise che l’unione dei clan sancita dalle mazzate si chiama “PATRIA”.
Tutti ne volevano una, perchè era una cosa nuova e la parola era carina.
Forse se l’avesse chiamata “SOTTOMISSIONE” nessuno l’avrebbe desiderata.

Si formarono le prime patrie, i morti non si contavano più, come i figli dell’antica tribù.
Era ormai diventato bravissimo nell’uccidere un altro umano,
ma l’uomo non sapeva ancora che cosa fosse.

Allora la gente iniziò a stancarsi, le frecce diminuirono e due umani,
Lui senza denti e Lei con dieci diamanti incastonati nelle gengive, dissero:
“FINALMENTE!”
ma come al solito nessuno gli ascoltò.
Fecero molti figli e ancora oggi il mondo degli umani pullula di uomini e donne che dicono:
“BASTA”
ma nessuno li ascolta.

Nelle Patrie, intanto, si stava sempre peggio.
Solo i più forti mangiavano, dormivano al caldo,
gli altri si ammalavano e non potevano dire nulla, nemmeno “NO!”
perchè agli uomini potenti questo suono non piace.

Tutti cercarono allora di diventare regnanti,
ma è impossibile, perchè chi governa non lavora,
e se tutti non lavorano nessuno mangia,
ed il re mangia sempre.

Una sera un giovane che non mangiava da giorni
immaginò un uomo più potente dei potenti,
il re dei re, tutto il contrario dei regnanti del tempo.

Lo immaginò geniale e capace, comprensivo, pieno d’amore, ma anche duro e severo,
incorruttibile ed immensamente saggio: insomma, tutto il contrario dei governanti.
Sarebbe stato la vera speranza, il rifugio per chi subiva torti e malefatte…
La mattina il giovane, in preda ai morsi della fame,
esagerò con la fantasia ed esclamò:
“DIO!”

Il giorno dopo già in molti avevano sentito la storia del tizio
che prima o poi sarebbe venuto a distruggere i cattivi,
ma nel frattempo gli uomini dovevano stare zitti e buoni,
anche se non mangiavano mai e morivano di diarrea:
tanto Dio, così si chiamava, avrebbe fatto giustizia.
E si sarebbe ricordato di tutto!
Avrebbe riconosciuto ogni ladro, iracondo, omicida, pedofilo,
concupiscente, traditore, gay o bugiardo e li avrebbe torturati per l’eternità.

Nessuno ci sperava veramente, perchè tutti si vedevano già condannati,
ma alcuni fiutarono l’affare e dissero di conoscerlo.
Chi lo descriveva in un modo, chi in un altro, ma per tutti valeva la solita cosa:
“Dio è più forte di tutti” e “io parlo per bocca sua”
In breve Dio ebbe miliardi di bocche.

La gente iniziò ad avere più paura degli amici di dio che di Dio,
perchè quest’ultimo non si era mai visto ne sentito,
mentre le minacce dei suoi amici erano vere e terribili.

Chi parlava per bocca di dio divenne rapidamente potente.
E si unì al banchetto dei re che non saltavano mai un pasto.
Alcuni capirono allora che Dio non esisteva,
o che se esisteva sarebbe stato meglio se non fosse mai venuto sulla terra:
avrebbe dovuto uccidere anche i suoi amici,
e questo forse gli sarebbe dispiaciuto.

Alcune tribù dell’Est risolsero il problema inventando una sfilza di Dei,
ma che si potevano placare con un po’ di riso e fiori.
In altri posti ci si poteva chiedere perdono bruciando incensi,
in altri suonando campane o sacrificando una vergine.
Insomma.
Un caos come quello delle sassaiole.
Alcuni smisero di fare sesso come se fosse stato un merito,
altri iniziarono a frustarsi per ingraziarsi questo Dio che nessuno conosceva,
ma che un uomo si convinse tanto della sua esistenza da convincere tutti.

Il tempo dei sassi e delle frecce era finito.
Adesso era di moda la spada.
Intere navi da guerra costruite in nome di un Dio
venivano spedite contro uomini di un altro Dio,
stracolme di umani che non sapevano ancora che cosa erano,
ma che con una spada in mano erano crociati, templari,
paladini, parà, saladini, e milioni di altri cose.

Botte e sangue.

come al solito ci fu chi ridisse:
“BASTA”
ma ormai sapete come funzionano queste cose con gli umani.

Tutto si calmò quando fu impossibile riconoscere le religioni.
Iniziò un lento impasto di curiosità ed aneddoti su Dio e che cosa aveva fatto.
Tutti parlarono con tutti, ma gli umani non si capiscono:
e qualcuno fiutò subito il pericolo di una sassaiola gigante.

Un uomo dalla pelle nera, in mezzo a questo casino infernale di voci,
urlò più forte di tutti e disse:
“ALLAH!”
Un altro di risposta gridò:
“JHEOVA!”
e uno lo corresse subito, dicendo che si scriveva “IEOVA”,

Iniziarono ad urlare ancora più forte e poi passarono alle mani.
Rimasero in pochi dopo quella carneficina, chi diceva “ZEUS!” non esisteva più,
chi prima diceva “VISNU!” adesso diceva “ALLAH!” per non essere ammazzato.

Inutile dire che in molti continuarono a dire “BASTA!”

Questi ultimi, scocciati di essere ignorati,
si riunirono in gran segreto e iniziarono quantomeno a parlare tra loro.
Capirono che la loro solitudine e l’incapacità di capirsi erano dovute alla “IGNORANZA”,
ma nessuno sapeva che cosa fosse perchè anche loro erano ignoranti.

Cercarono di risolvere almeno questo problema perchè,
nonostante i milioni di morti,
l’uomo non sapeva ancora che cosa era.

L’Umanità conobbe la scienza, la collaborazione tra menti.
Ovviamente gli amici di Dio si incazzarono come furie,
bruciando chiunque collaborasse, con calma e serenità,
alla distruzione di “IGNORANZA”.

Neanche loro sapevano che cosa fosse,
ma avevano visto che se c’era governavano meglio il popolo
e le loro storie su questo Dio immaginario venivano ascoltate con più attenzione.

Non si conosce l’uomo che per la prima volta disse:
“AL ROGO!”
ma sicuramente non finì come quello che avvertì dell’aumento delle Tribù.
Forse sarebbe stato più giusto…
Ma per gli umani solo Dio era giusto, e nessuno ci fece più caso.

Gli uomini che avevano conosciuto la parola “Scienza”
iniziarono così a nascondersi agli occhi degli amici di Dio.
Studiarono ed appresero,
scrutarono ed ammirarono lo splendore di un mondo finora sconosciuto.

Alcuni di loro osarono affermare che la terra non era il centro del mondo,
non era piatta o che non ruotava grazie agli angeli,
gli amici cazzutizzimi di Dio che brandivano spade fiammeggianti.
Non finirono bruciati dalle lame angeliche, ma dai roghi di chi urlava “CRISTO!”.

Poco è cambiato da quel tempo,
perchè gli amici di Dio tentano ancora di bloccare tutto, ogni scoperta, ogni conoscenza.
Preferirebbero che l’uomo si accontentasse di essere un bruco,
più facile da governare di una farfalla.

Si mangia davanti ad un falò che ti dice cosa cacciare e cosa no,
cosa pensare e cosa no, cosa succede o cosa devi credere che sia successo:
si chiama “TELEVISIONE” e gli umani credono che dica sempre la verità.
I padri continuano a stuprare le figlie, le madri ad abbandonare i figli,
si muore ancora di fame, di diarrea, a non avere una casa, un posto dove dormire,
ma la “TELEVISIONE”, per fortuna, ripete che sono bugie.

Le patrie sottomettono ancora le altre, ma le frecce adesso si chiamano missili.
Gli “Scienziati” e gli “uomini della Ragione” continuano ad essere bruciati,
ma adesso non si usa più il fuoco, si usa il silenzio.

Ma soprattutto,
amici lettori,
ancora l’Uomo non sa che cosa è…
Ne da dove è venuto…
o Perchè.

Questa è la favola della felicità.
Se la trovate voi,
in questa fiaba di merda,
ditemi dove si trova.
_________________________________________________________________

Spero che la favola vi sia piaciuta, ne ho molte altre in serbo per voi,
sempre che gli amici di Dio non brucino anche me con il silenzio!

Comunque credo che Progresso in questa triste fiaba c’entri poco.
Il progresso conosce tante cose, tante novità,
ma non l’abbiamo mai ascoltato: forse è parente della donna dei dieci diamanti.
E’ di nuovo colpa nostra.
Siamo noi la causa di tutto il male, fonte di ogni male.

E’ per questo che tentiamo sempre di modificare la nostra storia ed il nostro passato?
ci vergogniamo?!

La nostra devastante ignoranza ha lordato la fiaba dell’umanità,
ma siamo ancora in tempo per tentare di cambiare il finale,
a cercare con forza che cosa significhi quella maledetta parola,
prima di esplodere come petardi per colpa sua…
Le sassaiole o le frecce, frutto di questa potente nemica dell’uomo,
sono carezze rispetto alle sue ultimi invenzioni.
Le armi atomiche adesso sono più di moda della spada,
tutti ne vorrebbero una per eliminare quello che non piace.

Pensate che due Patrie ne hanno costruite così tante che ora devono nasconderle sotto il livello del mare.
Per fortuna non sanno, dato che sono ignoranti, i danni che stanno causando: si vergognerebbero a morte.
Ma se avete ancora del tempo per leggere questo libro, vi prego.
Mettetevi comodi e fate un grande respiro.
Ho per voi un altra fiaba.
si chiama “La fiaba della Verità”.

LA FIABA DELLA VERITA”
Del professor Felice Progresso
dottore in scienza dell’Utopia Chimeristica

Verrà un tempo, tra molto, molto tempo,
in cui si potrà parlare liberamente di ogni argomento.
Dove l’aspetto non sarà più essenziale per giudicare,
ma uno strumento utile per riconoscere un pensiero da un altro.

Dove si potrà accettare che l’uomo non ha nessuno scopo meno quello che si prefissa,
che nessun Dio ci ha ficcati a forza in un mondo costruito per noi.

Verrà un tempo in cui la paura del cambiamento non impedirà a nessuno di migliorare,
un periodo magnifico che non vedrai mai.

Questa fiaba parla di un ragazzo che sapeva tutto questo, ma non voleva dirlo.
Vedeva quella fiumana di gente precipitarsi alla ricerca del divino,
davanti a chiese e moschee, templi e simboli sacri e pensava:

“Che cosa farebbero poi…
Come impiegherebbero il loro tempo la domenica mattina,
tre volte al giorno senza il loro tappetino, senza il loro muro dove pregare?
Forse partirebbe una sassaiola come quella nella “Fiaba della Felicità”.

Forse è giusto lasciarli pregare, farli credere in un Dio che li riscatti dalla loro vita misera.
Ma perchè non cercano di renderla migliore questa vita?!
Non avrebbero bisogno di Dio, ne degli amici di Dio che rendono misera la loro vita.

In Africa, dove la vita fa ancora più schifo, in molti pregano Cristo…
Gli amici di Cristo con l’8 per 1000 dei loro averi risolverebbero tutti i loro problemi,
ma non fanno nulla per aiutarli, anzi, chiedono loro l’8 per 1000 agli altri.
Per fortuna la Televisione dice il contrario:
Chissà in quanti si incazzerebbero con la Chiesa Cattolica.

In Medio oriente le case sono di fango, perchè dopo una bomba si ricostruiscono più in fretta.
Credo che la miseria possa bastare…invece no.
Ognuno prega almeno tre volte al giorno, non mangia maiale e nasconde il volto delle donne.
Se tutti pensassero almeno tre volte al giorno mangerebbero seduti alla solita tavola,
senza essere divisi da un Dio: uomini e donne non riuscirebbero a nascondere il sorriso.
Ed i bambini potrebbero giocare a muretto senza sfondare i muri delle case.
Senza contare che agli scarti dei missili americani piace il fango…

Invece no.

Chini davanti all’unico muro che i bambini potrebbero usare per giocare a pallone,
a mugugnare e dondolare per chiedere a dio di risolvere i loro problemi.
Stesi e sottomessi a convincersi che Allah è il più grande, il migliore di tutti,
per poi tornare nella convinzione che l’uomo è migliore della donna.
E i cristiani? In processione dietro una croce che sbuffa incenso come una lenta vaporiera.

Non capisco.

Perchè non smettono?!
Non vedono che si lamentano del loro male?
Non vedono che quello in cui credono e in cui riversano la speranza è la fonte di ogni disgrazia?”

“Come ti permetti, Blasfemo!”

Tuonarono i fedeli.

“La religione è l’animo del mondo, la scintilla vitale dell’umanità!
Essa è l’unica via per la salvezza dell’Uomo, tutto è sterile senza di lei!”

Il ragazzo si guardò attorno.
Tutto gli sembrava arido e sminuito se lordato dalla fede in un Dio.

Un prodigio medico si tramutava sempre in un miracolo divino,
in pratica ad ogni guarigione si doveva comprare un santino.
Il dottore ha effettuato con successo un trapianto di cuore: grazie Dio per il miracolo.
La scienza ha scoperto come curare i tumori: grazie Dio per il miracolo.
Che vita di merda era fare il medico se la gente credeva in Dio…
L’astrologia, l’astrofisica o l’Astronomia sembravano offese per i fedeli:
le scienze essenziali per comprendere “dove” siamo e “da quanto” tutto esiste,
prefazione per la concezione di uomo immerso nello spazio-tempo,
tramutate in un ridicolo oroscopo.
La chimica veniva scomodata soltanto in caso di attacchi battereologici,
la fisica per quelli nucleari, la termodinamica veniva scambiata per il termostato
e la psicologia faceva ancora paura o vergogna.

L’importante, quando Dio è presente nella mente di uomo, è la teologia.
Perchè chiedersi, ad esempio, se Cristo ebbe rapporti sessuali o
se Allah era gay è più interessante che risolvere i problemi nel mondo…
Soprattutto più facile che mettere in pratica i loro concetti.

“La Verità è che quello che pregate, tutti, è l’immagine delle vostre speranze.
Il concetto di Dio nasce dalle vostre debolezze e paure.
E chi proclama ad alta voce la sua vicinanza a Dio,
chi costruisce chiese e templi al di fuori del proprio corpo,
unico tempio da rispettare ed adorare, è più vicino alle iene che agli esseri umani.”

E i fedeli lo scannarono e mutilarono, poi infierirono sul cadavere.
E gli Amici di Dio rifiutarono di benedirlo, di assolvere la sua anima corrotta,
alcuni promisero che non si sarebbe più reincarnato.

Poi i musulmani, come milioni di antenne paraboliche, si orientarono verso la mecca con i loro tappetini.
i cristiani si ubriacarono con il sangue di Cristo, i testimoni di Ieova testimoniarono l’accaduto,
affermando di essere stati i soli ad aver visto e capito tutto.
Gli Ebrei scacciarono i bambini dal muro del pianto e riniziarono a dondolarci inebetiti dalle loro parole,
I protestanti protestarono, i mormoni mormorarono e gli avventisti si avventarono sulla salma.
Comunque, in breve erano già tutti immemori dell’accaduto.

E quella Verità che fine ha fatto?
Se vuoi, puoi provare a spiegargliela tu.

PARTE SECONDA

gennaio 1, 2005

2

“Bella! Scritta bene! Ma cosa significa?”

“Che sei un deficiente.”
Il pischelletto si lascia prendere dalla rabbia, vedo in anticipo la sua spalla contrarsi, il suo pugno stringere le nocche fino a mutarle in salsicciotti rigidi e violacei.

“Colpiscimi, stronzo ignorante.
Vedrò il tuo vero volto e lo vedrai anche tu.”

La sua mano vibra, trema, rimango immobile sul panchetto fissandolo negli occhi.

“Confermami quanto sei stronzo, animale.
Non riesci a parlare e vuoi colpirmi…”

“Vaffanculo!”

“Bravo, adesso prova con un soggetto, un verbo ed un complemento ogg.”

“Io ti ammazzo!”

“Bravissimo! Che progresso!”

Mi alzo di scatto, faccia a faccia, respiro sul suo naso pieno di brufoli.

“Avanti, stronzo, uccidimi…”

L’inatteso, l’imprevedibile.

“UCCIDIMI!”

Urlo e ruggisco, sciolgo la criniera nera di sfinge oscura.
Un lungo respiro e la feccia si allontana.
Sottosviluppato, demente, minorato.
Un midollo osseo ed un sistema nervoso periferico basterebbe per questi semiumani, inutili contenitori di cervelli inutili.
Soprattutto stasera.
Domani saranno ancora dei geni incompresi con le loro mani che producono, che vendono e comprano, alimentando un economia basata sulla schiavitù monetaria.
Domani serviranno ancora.
Ma stasera li odio tutti.
TUTTI.


Finalmente solo.
Solito ufficio, stessa birra.
Le stesse cazzate di sottofondo.
L’abat-jour mi riscalda di luce simile al tabacco, almeno trenta sigarette accese, bocche che aspirano e soffiano, intervallando sbattiti di ciglia e sorrisi.
Sguardi sfuggenti alla cameriera, qualcuno mastica mais tostato, chi spippola SMS inutili nel cellulare.
David Bowie, Moonage Daydream, pile di bicchieri e vapore di lavastoviglie.

“Sono le stesse dell’Harley, Ah! Ah!, vieni a vedere, un’altra pinta, tadada, a Lucca ci vai?, non usarlo, è normale, ah! Eh! E’ incinta, è incinta? Quel film, uahh! Uahhh! No, ora così no, è il serpente, basta! Chiamalo, dai retta a me, no! Bastardo, Io vado a vedere, sto anch’io, è il serpente, avevo otto anni, ciao! Uhelà! Come stai? Allora!”

Un’altra lavastoviglie, stessi gesti, stessi clienti.
La musica è cambiata: Starman, l’autore no.

“No, non è possibile! Il mio gatto! No, no,
Niente, capito? 80 Euro! Ti ho detto che è uguale all’Harley, vieni a vedere!
Al posto tuo avrei, c’era, c’era proprio lui?
Io avevo, no, avevo un gatto bellissimo, immagina, ascoltami, cazzo è impossibile, e se fosse davvero colpa del serpente?”

Una pinta di Dragoon…
Non l’ho chiesta, l’oste mi ha compreso vedendo la schizofrenia della mia scrittura.

“Cosa progetti?”

“Vuoi saperlo davvero?”

“Si” gli mostro il foglio…

“ah! Okey…”

Il ragazzo accanto a me sorride, sto scrivendo esattamente quello che sta dicendo, tutto.
La sua mano è ancora appoggiata alla spalla.

“Eh…eh…allora…ti va di fare una rosa?”

“Ora?”

Solo un cenno con la testa, forse un segnale, forse troppa Dragon ha allagato le parole.
Tenete presente che sta ancora leggendo in diretta tutto ciò che sta dicendo.
“Sto scrivendo, magari più tardi, domani, o forse mai più.”

“”Forse è meglio ora…eeh-eh!”

Un sospiro, so già la risposta.
Ha ragione, maledizione, ha ragione.
Meglio una rosa di tabacco e Hashish, anzi, Erba, e non pensare, non pensare più.
Stordirsi, fumare e perdersi, annientarsi, trasformarsi, mutarsi e sparire, come una boccata di vapore, come i pensieri di questo luogo.

“Ho smesso.”

Non ci credo neanche io, spero capisca quanto bisogno ho di scrivere.

“Eh..eh..dai, fai una rosa, artista!”

Ok.
Ho fatto una rosa.
Variante del più comune e vile carciofo, per realizzarla è necessario un intero pacchetto di cartine come petali del bocciolo, per stelo un tubicino di cartone arrotolato con tre filtrini per anima.
Ed ovviamente le spine sul gambo…
Immancabili.
Quello che mi chiedo è se sanno che costruisco questa stronzata da esteta per il solo scopo di finire le loro cartine.
Non fumo questa merda, ho bisogno di rimanere sano, vigile, attento… devo scrivere.
Posso?
Posso scrivere?
Posso scrivere, adesso?!

“Baby, vuoi essere il mio homunculs?
M’importa un cazzo di te, voglio solo uno schiavetto che faccia tutto per me.
Che non dica mai no, che dica sempre di si, si, SI!
Voglio un homunculus, baby, sei proprio il mio homunculus, lo schiavo giusto per me!
[Eye-eh! Eye-eh!]

Sei solo e sempre l’homunculus, servo perfetto perché di volontà non ce n’è
[eye-eh! Eye-eh!] per fuggire da me.

[STRUMENTALE]
Perché sei solo un homunculus
(solo un homunculus!)
soltanto un bieco homunculus
(solo solo un homunculus!)
Un perfetto homunculus
(Fuori dal letto, homunculus)
Un triste e vuoto homunculus
(vuoto vuoto l’homunculo!)
E tu sei pazzo di me…
Non puoi fuggire da me!
Mio servo e schiavo, homunculus!”

La musica non mi aiuta…voglio silenzio.
La serata è finita nell’antro del maestro.

“chi è?”

Come al solito, al citofono.

“Sono il dottor Von Richter.”

“Sali, scemo.”

Grazie maestro.

“Posso usare il tuo computer?”

“Ma stavo cercando Blackmoore…”

“Posso?”

In breve Baba è distrutto sul divano, telecomando in mano, l’altra nei pantaloni al caldo,
il gatto sulle ginocchia, sguardo fisso e zapping.
L’enorme schermo mostra in verità solo 14’’ punti del word-pad, più che sufficiente per scrivere merda.

La musica di avvio del 98 sembra un canto di angeli, l’accensione della sinergia uomo-macchina.
Bellissima.
Rassicurante ed alchemica, mistica.

Click, apri, click, salva con nome, demiurgo.doc

Rasento la pazzia e ne torno sano, fondo il mio misterioso cervello in insondabili labirinti magici.
Le mie immagini oniriche si accavallano e sommano in un valzer isterico di suoni, riflessi dalle multiformi dimensioni.
La rilassatezza del corpo, il piacevole suono dei tasti sporchi del Maestro.
La sua tastiera produce un suono ipnotico e dissacrante, diabolico e meccanico…
Il suono della follia.
Incrostazioni e ditate, forse hashish scaldato con un accendino rubato.
Scriverò un libro, un altro… o forse il solito delirante bisogno e necessità.
Quale oscuro motivo porta la mia mente ad immaginare una realtà diversa, nascosta, paranoica?
Quale desiderio si impossessa delle mie dita rilasciando pensieri alieni al mondo della coscienza?
E’ la mia volontà che mi comanda, adesso?
E’ l’unica parte vera o quella che ti concede di stupirti e non poterti rispondere?
Il paradosso della Vita.
Siamo vivi e anche morti.
La morte non possiede nessuna falce, ne la vita risplende sotto le piume di corvo di Toth.
Nessuna piramide contiene leggende divine.
Contiene una paura immonda.
Una ossessiva ricerca di una via d’uscita.
Il parto non è che l’inizio del gioco.

Grafica tridimensionale schermo olografico di ultima generazione.
Un movie-ologramma multidimensionale con refresh atomico.
Software di Nursery stellari incluse, generatore di supernove, raggi gamma e buchi neri scaricabili con il codice di reazione iniziale: D.I.O.
Click.
Tasto rosso.

Fiat Lux inc. 2011 (R)

START REALITY-LANDING SESSION
|YES| |NO|

Perchè hai premuto YES?
LA STORIA DEL GIOCO DELLA VITA

Parte 1: IL MOTORE A PARADOSSO.
L’ultima generazione di motori olografici sfrutta un processore di paradossi della Fiat Lux inc.
Velocità di renderizzazione nuova ed innovativa, tempo di caricamento: sei giorni.
Necessita di un solo giorno di refresh per l’avvio veloce della realtà olografica.
Imperdibile esperienza onirica!
Universi dove i gatti possono essere vivi e morti
Se rinchiusi in una scatola ermetica contenente gas tossico a contingenza tattile.
Un mondo dove i componenti della materia esistono casualmente nella matrice generante,
presenza e non presenza, QUASI presenza…
Questo è il futuro della Fiat Lux inc.
Enjoy Yourself.

Ma perchè l’hai scaricato?
Perchè?
E’ pieno di bug…

Ed io?
Chi sono…
Un prodotto del programma?
Una renderizzazione secondaria all’andamento dell’evoluzione principale?
O sono un genio, un mostro…
Un diverso.
Un pre-programmato che sviluppa algoritmi che aumentano il counter esponenziale del disordine?
Quanta Entropia alimento?
Sono una pila?
Due righe di un listato per neuro simulazioni?
Uno scarto genetico, un sogno,
una proiezione onirica di un idiota che sogna!
l’allievo di un maestro che adesso sta guardando
il mio schermo, ehm, il suo schermo…legge.

Se ne va.
Spegne la luce, due passi strascicati, fa cascare un vaso, una scatola, non so.
Poi chiude una mensola, produce suoni simili a campanelli, poi il silenzio.

Stasera abbiamo visto ad uno spettacolo in Tv:
“ASSOLO”
Monologhi di risvegliati che vengono ignorati.
Anzi…Derisi.
Sono le 1:24 della vigilia del Social Forum.
Scrivo da San Giusto.
Scandicci.
Firenze.
Dieci minuti dal delirio, dalla cappa di oscurantismo.
Dieci minuti dalla paranoia, dalla paura, dal caos.
Almeno questo è quello che alcuni pensano.
Altri hanno fiducia in questa protesta, nell’insurrezione della giustizia contro il potere.
Altri pensano che Firenze non va bene per questa guerra ideologica, e’ troppo bellina, così piccina, così piena d’arte, poverini…
Gli staccheranno tutti i braccini alle statue…
Altri pensano che la spesa è meglio se la faccio ora, domani forse trovo chiuso..
Altri immaginano di tutto, altri si passano informazioni di corridoio, fonti sempre oscure e spesso immaginarie.
Le leggende metropolitane aumentano, eco della paura che risuona negli uomini.
Dividere l’informazione.
Scegliere a quale Verità credere, immaginare se la notizia sia palesemente vera o palesemente falsa.
Chiedersi perchè la televisione ti permette di vedere quell’informazione.
Ricordati che raramente la notizia è vera.
Ma non tutto può essere falso, anche se di recente la soglia di fiction pseudo-reale sta aumentando.
Inverti la notizia, credi al completo opposto, a chi potrebbe avere interessi per quel servizio.
A chi fa comodo.
Ribalta la tua vista, credi al falso, immagina il vero.
La nuova realtà non ha niente a che fare con la verità.
Ne della sua antitesi, la falsità.
E’ la realtà paradossale.
Un cosmo dove il forum è una rivoluzione mondiale e una guerra atomica del pensiero e il nuovo che avanza contro il nemico oscuro: gli otto guerrieri dell’apocalisse.
Dove il G8 è anche il tempio della evoluzione, la piramide somma del potere sulla feccia insurrezionalista, l’intelligentia sopra il volgo.
Sinarchie, Oligarchie e Monarchia universale.
Il regno della paranoia e dell’ossessione.
Un paranoico è un uomo che possiede troppe informazioni di un evento.
Il fanatico non ha problemi di scelta.
Lui sa cosa è bene.
Lo ha deciso e non cambierà più idea, ma è possibile seguire questo processo mentale in eterno?!
In questo cosmo è possibile asserire cosa sia vero e cosa falso come qualcosa di immutabile?
La verità che formuliamo…che accettiamo… che rifiutiamo.

Stasera raccoglierò informazioni in rete, ho staccato il modem da casa di mia madre; lo farò da casa di mio padre, la il Pc è vergine.
Lo battezzerò stasera, l’inferiore e bigotto.
Un misero P166.
Anche troppo per far sciare un pinguino.

Laisrin.

La label dell’hard disk porta con questo nome.
Un vecchio mago di un racconto.
La cache è misera, la ram impensabile per 10 anni fa, quasi inesistente per la tecnologia moderna, che a sua volta sarà ridicola tra un anno, delirante tra due.
Laistin è un frigo grigio, 16” di case, ancora in forma per le corse di questi giorni… e poi ci sono affezionato.
Il vecchio mago ha sopportato tante storie e deliri.
Quando le autostrade si faranno ancora più larghe lo metterò da parte, forse finirà in africa! Forse uno che non funziona più ce lo portano tra venti anni.
Forse.

Il forum è alle porte.
Io sono stanco.
Stanco di dover filtrare, chiedere, informarmi.
Forse sarebbe meglio non vedere nulla.
Chiedere alla gente, ai fiorentini…
e diventare un fanatico.
Credere alla televisione, a tutto.

“Maestro?”

“o.”

“Stai dormendo?”

“no”

“Arrivo.”

File, salva, cric-cric.

“Maestro!”

non risponde.

“MAestro!”

non risponde.

“MAestroO!”

“o…”

“Dormi?”

“no…no..”

“Cosa c’è in Tv?”

“eeh..che vuoi?”

“– Cosa – c’è – in – T – V – ”

“Un fierno orderno sta viciando innstete.”

Sorrido.
Ha detto davvero così.
O quanto meno questo è quello che ho capito.
Aspettate, cerco di decifrare quello che ha detto.

“Un film odierno su viciando su italia 7?”

Silenzio.

“Oo!”

“o..che c’è?”

“Che cosa hai detto?”

“il dottche c’è…”

Di nuovo non ho capito nulla.
Adesso ho due cose da chiedere la maestro.
Quello che ha detto la prima volta,
“Un fierno orderno sta viciando innstete.”
e poi cosa non ho sentito dopo , ovvero
“il dottche c’è…”

Devo partire con una nuova domanda.

“Vengo di laa?”

“aahqua..:”

Sto ridendo per l’assurda situazione.
E’ quella che troverò in rete.
Pensateci bene.
Riflettiamoci.

“Come stai?”

deglutisco e mi ricompongo

“Come stai?”

“…bene…”

Il maestro sta bene.
Questo è importante.
Adesso spengo, vado da lui: se sono fortunato avrò
il gatto ed i suoi 10 chili di pelliccia bianca
immobili sulle ginocchia stese,
polpacci sulla seggiola, culo sul divano.
Accanto il maestro.
Se sono sfortunato si già facendo un altra canna e
mi darà noia con le dita tese piantate nelle costole.
Fanno malissimo.
Questo accade, ovviamente,
senza seguire nessuna regola logica.
Imprevedibile e mortalmente doloroso, il dito fiacca la tua resistenza schiantandosi nelle costato,
ora in una gamba, raramente nel collo o sulle mani.
Una tortura.
Adesso vado.
In fondo adesso il gatto è sia vivo che morto.
E anche il maestro.
Vedrò se uno dei due ha sbloccato la contingenza.
Merda.
Speriamo di no.

No.
Sono tutti e due vivi.
Forse.
O forse sono io che sono morto e non lo accetto.
O siamo tutti e tre morti…
O forse il gatto è il vero maestro.
Almeno lui non spara queste cazzate.

I media hanno gentilmente censurato tutti i contenuti del forum, ogni dialogo, ogni dibattito.
Nessuna informazione è filtrata dai canali convenzionali di informazione, nessuna notizia.
Brevi servizi letti e recitati con inutile tono di serietà e di professionalità hanno vomitato cazzate per ore.

Appare più che mai evidente la necessità di nascondere i temi trattati, di oscurare la notizia.
Camuffare la notizia, farla dimenticare.
Nel duemiladue questo significa essere un giornalista
Intere trasmissioni dedicate al forum, nessuna trasmissione che ha parlato del forum.
Hanno parlato, come a Genova, del resto,
dell’ordine pubblico, della paura, del terrore.
Come nei capitoli finali della bibbia.
Brevi commenti di disadattati che ora manifestano,
domani ignorano e comprano assimilandosi.
Una massa identificata in slogan senza pratica.
Una festa, un pic-nic ideologico senza scopo.
Questo emerge dalla tv.
Questo è scritto nei giornali.
Questo ci viene detto.
Che cosa, invece, non ci viene detto?
Per paura di rivolte, forse.
Per sottomissione e schiavitù ad interessi…
Cosa non ci comunicano?
Che lo stiamo prendendo in culo tutti i giorni?
Lo dovrebbero dire?
Diresti alla tua vittima che lo vuoi uccidere?
Diresti al truffato che sei un truffatore?
No.
E non lo dicono neanche loro.

La reazione dei truffati?
Ah! AH! AH! Ottimisti! Illusi!
Uno sfogo permesso dagli assassini.
Una valvola aperta per tre giorni per illudere la massa sottomessa: questo è stato il forum.
Tutto il resto è una mera illusione.
Il nuovo ordine mondiale impera.
Potente, inattaccabile.
A noi, poveri stronzi coscienti della conquista,
non resta che riportare su un pc la mera verità.
Nessuna possibilità di cambiamento, di rivalsa.
Almeno per ora.

Soltanto un ripensamento potrebbe fermare
la distruzione sistematica di ogni pensiero diverso.
Soltanto loro hanno il potere di mutare la storia.
Almeno per ora.

Lo scopo del Forum è informare questa sinarchia?! informare il re del mondo di quanta violenza
genera la violenza?! come se non lo sapessero!
Davvero Agnoletto pensa che la politica mondiale,
che i potenti, gli abbienti, i ricchi oltre ogni misura,
non sappiano di quanta merda gettano nel mondo?!
E come rispondono?
Non rispondono, è ovvio.
Ne dall’una, ne dall’altra parte.

Se solo le persone oppresse comprendessero come combattere davvero il potere dei flussi monetari…
Troppo complesso, troppo inadatto, per questa generazione che puzza di putrefazione e anacronismo

Al Forum erano quasi un milione.
50.000.000Kg di merda anacronistica.
Guerrieri senza armi, senza mezzi per dire no.
Uomini e donne rimasti alla piazza, alla protesta.
Sub-umani che non hanno mai studiato la storia
e la politica del “lascia fare, domani smettono.”
attuata dagli stessi statisti e politici.
Casarin che si esalta per un irruzione,
preti felici per tutto questa ingenuità pacifista,
giovani dalla pancia piena spersonalizzati,
persi nel processo di identificazione in un ideale.
Se la rete del potere venisse attaccata simultaneamente da un milione di hacker…
Cambierebbe qualcosa?
Se tutte le banche armate on-line venissero tutti i giorni disintegrate da un esercito di uomini incazzati, defacciate, umiliate, scollegate dal mercato…
Se tutti i siti di falsa informazione venissero rimossi sistematicamente ad ogni tentativo di oscurantismo,
cambierebbe qualcosa?
Se ogni azienda che vende in rete la sua merda,
alimentando il mercato globale e la sua potenza,
fosse rimossa non appena commette un crimine
contro l’umanità, cambierebbe qualcosa?

Vuoi attaccare i potenti, stupido rivoltoso analfabeta?
Fallo dove procuri più danno.
Nel portafoglio virtuale.
…immagina…

Il Nasdaq crolla come il titanic,
tenuto sotto le acque dalla volontà di un esercito telematico unito da un solo desiderio:
migliorare le condizioni di vita dell’Uomo,
divulgare un informazione libera da ogni controllo, promuovere il mercato qualitativo e sputtanare in tutto il mondo le orripilanti amenità che commette
il mercato della quantità.
Volete un riassunto, feccia anacronistica,
o vi decidete a suicidarvi? Il riassunto:

La rete diventerà il corpo del potere.
Senza un corpo, una mente è destinata a morire.
Se non cambiano le cose la rete cadrà ogni giorno.
Multinazionali del terrore e del cinismo:
Se ci arrestate tutti, come potremo lavorare per voi?
Come potremo arricchirvi?! Siamo tutti colpevoli.
Colpevoli di odiare la vostra natura senza rispetto.

Con un arrogante maleducato, l’educazione è inutile.
La protesta civile e pacifica in piazza è inutile.
Le manifestazioni acchiappa-voti sono inutili.
Spaccare il suolo sotto i loro piedi.
Distruggere un intero impero a colpi di bit.
Questa è la nuova guerra, quella che ignori.
Stanno crescendo, sono sempre di più.
Ho visto tanti uomini cadere sotto la vostra possanza, marcire, sommersi dalle sabbie mobili della routine.
Ma sono sempre di più.
Esistono senza differenze di colore,
di razza o di aspetto…e li chiamate criminali.
Questo è il loro mondo, adesso.
Ascoltateli e cambiate o la rete cadrà.
Si, è un ricatto, uno sporco ricatto,
come avete insegnato: sono quello che vi meritate.

Muoia Sansone con tutti i filistei.

L’Armageddon telematico è pronto, la rete cadrà,
il suono dei pc in stasi inonderà il mondo reale:
il vagito di una nuova era piena di paura
di chi regnava con la paura sta arrivando.
Nessun commercio elettronico.
Nessun trasferimento di dati da pc a pc.
Tutto fermo, pronto per un nuovo avvio.
E se nulla cambierà, amici, la rete cadrà di nuovo.
E ancora…e ancora…con un misero Click.
Senza morti, quelli li fate voi.
Senza disordini di ordine pubblico,
anche quelli li costruite voi.
Senza bisogno di armi e polizia,
quella è tutta roba vostra.
Senza bandiere di partiti o interessi personali.
Questa è la vera utopia realizzabile.
Non uno slogan ridicolo come
“Un altro mondo è possibile.”
Ovvio che un altro mondo è possibile,
infiniti mondi sono possibili.
Mondi devastati, mondi inabitati, mondi colonizzati.
Quanto vola bassa la vostra mente.
Poca fantasia, molta arroganza e convinzione.
Come da adolescenti viziati e da vecchi incartapecoriti convinti di servire ancora a qualcosa.
La vera guerra si combatterà in rete e voi a stordirvi nelle piazze…o state zitti o imparate l’hacking.
Altrimenti vi resta sempre il suicidio evolutivo.
Il giorno è volato nella sua inutilità, la notte l’ha coperto con la stessa puntualità: il buio costringe ancora intere generazioni medioevali assediate
dai vampiri e licantropi della loro ignoranza
a nascondersi sotto lenzuola di normalità.
Le televisioni si accendono all’unisono,
click, Click,
CLick! CLIck!
CLICk! CLICK!
C L I C K…
Avete mai pensato a quanti tasti vengono premuti simultaneamente in prima serata, al loro suono?
E’ il suono della nostra lobotomia organizzata.
Una mitragliata di bottoni, armi apparentemente scariche che devastano senza ferite visibili,
armi che dissanguano la nostra fantasia,
la nostra immaginazione ed inventiva:
lo Show uccide in silenzio…con il suono di un click.
Comunque mi sento estremamente positivo stasera;
l’oste mi convince che sia colpa della sangria.
Mi guardo attorno…Ecco perché sono positivo.
La televisione nel pub è spenta,
e tra poco vedrò il maestro.

“Vieni anche tu?”

L’oste dai capelli lunghissimi rumina tapas e rimette a posto distrattamente, tossisce, cavalca il bancone come un fantino consumato, sciacqua un bicchiere…

“Oh! Vieni anche tu?!”

“Si asciuga le mani, prende un crostino…si volta.

“Devo?”

“Si.”

Sorride e annuisce, mano sul banco, sghignazza.

“Guidami tu, mio -demiurgo-, ma con moderazione!”
L’ultima volta,
per un sorpasso azzardato e psicopatic-alcoolico,
ho sverniciato la sua auto verde tartaruga…
Guiderò piano…forse.

In macchina decido di ascoltare la radio, i cd sono troppo oscuri, troppo atmosferici ed inquietanti.
Massive attack, burzum, opera IX, new age…
Ci vuole musica allegra, positiva e stupida.
Click.
Inizio a odiare questo suono, mi perseguita.
Per alzare il volume un tempo si girava una rondella, adesso si preme un bottone, un altro bottone…
Un’altra interminabile sequenza di click.
Per sentire cosa?

“Lo vedi, pulzella…
Lo vedi, mia bella?
Cosa porto davanti
In così bella vista?
L’hai vista? Che vista?
Il mio analista
ha diagnosticato
una mia frustrazione
per un pene migliore
che sarà superata
se ora ti mostro contento
Il mio nuovo armamento.
Lo vedi, pulzella,
questo mio pacco?
(coro: “Madonna! Che pacco!”)
Questo bell’almanacco
Che nascondo per te?
(coro: “Solo, solo per te!”)
Nascosto dentro sto pacco
C’è una noce di cocco
Dove sdrumo il tabacco!
(coro: “sdruma, sdruma il tabacco!”)
Lo fumo tutto sto pacco!
Lo fumo tutto con te!
Click.
Meglio Burzum?
Meglio un indiano che fuma e suona il tamburo?!
Questa canzone di merda mi perseguita,
è un bombardamento nelle frequenze…è ovunque.
Inizio a cantarci sopra, non è difficile imparare
il ritmo ed il tempo; è completamente ciclica,
un copia-incolla banale e evidente.
Il guaio è…Come renderla ancora più ridicola?
Un tempo le canzoni serie le tramutavi in farsa.
E ora?

“Il cocco non mi basta perché
Di arnesi migliori
qui non ce n’è!
C’è solo un grande misfatto,
una grande illusione
e una triste canzone.
Non ho un pistillo perché,
anche tu come me,
sei una bambola, Barbie…”

Ken si allontana mogio mogio, ma Barbie lo trattiene

“A me piace il tuo pacco…”

Bacio, tramonto, fine.
Ok.
Meglio Burzum.

Torno a scrivere con l’odio nei polmoni.
Sfogo il respiro oscuro dagli alveoli
sbuffando nella rete.
Cerco, mangio informazione,
un verme che striscia nel fango digitale,
un polpo che si adatta alla più piccola insenatura.

USER PASSWORD REQUIRED…

>

Faresti un eccezione per me?
Sii gentile…

Un progetto per il dominio globale statunitense rivela che il Presidente Bush e il suo governo avevano pianificato un attacco premeditato
contro l’Iraq per imporvi un “cambio di regime”
addirittura prima del suo ingresso alla presidenza
nel gennaio del 2001.

Il progetto, scoperto dal Sunday Herald,
per la creazione di una “Pax Americana globale”
è stato redatto per Dick Cheney (vicepresidente),
Donald Rumsfeld (segretario alla difesa),
Paul Wolfowitz (il vice di Rumsfeld),
il fratello minore di George W Bush, Jeb e
per Lewis Libby (il capo dello staff di Cheney).

Il documento, “Rebuilding America’s Defences:
Strategies, Forces And Resources for a new Century”
è stato redatto nel settembre del 2000 dal
Project for the New American Century (PNAC).

Il piano mostra che il governo Bush intendeva assumere il controllo militare del Golfo a prescindere se Saddam Hussein fosse o no al potere.

il documento del PNAC presenta un progetto per conservare la preminenza globale degli Stati Uniti, impedendo il sorgere di ogni grande potenza rivale, e modellando l’ordine della sicurezza internazionale in modo da allinearlo agli interessi americani.
Il rapporto descrive le forze armate USA all’estero come cavalleria lungo la nuova frontiera americana.

Il progetto del PNAC approva un documento scritto in precedenza da Wolfowitz e Libby, in cui si afferma che gli Stati Uniti dovrebbero dissuadere le nazioni industriali avanzate dallo sfidare la nostra egemonia (leadership) o anche dall’aspirare a svolgere un ruolo regionale o globale maggiore.
Il rapporto del PNAC inoltre:

· descrive gli alleati chiave, tra cui il Regno Unito, come il mezzo più efficace per esercitare un’egemonia globale americana.

· afferma che le missioni militari per garantire la pace richiedono un’egemonia politica americana e non quella delle N.U.

· rivela l’esistenza di preoccupazioni nell’amministrazione americana a proposito della possibilità che l’Europa possa diventare un rivale degli USA

· mette la Cina sotto i riflettori per un cambio di regime, dicendo che è arrivata l’ora di aumentare la presenza delle forze armate americane nell’Asia sudorientale. Ciò potrebbe portare a una situazione in cui le forze americane e alleate forniscano la spinta alla democratizzazione in Cina.

· invita a creare le US Space Forces (”forze spaziali statunitensi”) per dominare lo spazio, e ad assumere il controllo totale del cyberspazio in modo da impedire che i nemici usino internet contro gli Stati Uniti

· anche se gli Stati Uniti minacciano la guerra contro l’Iraq per aver sviluppato armi di distruzione di massa, gli USA potrebbero prendere in considerazione, nei prossimi decenni, lo sviluppo di armi biologiche che pure sono state messe al bando. Il testo dice: nuovi metodi di attacco, elettronici, non letali, biologici, diventeranno sempre più possibili… il combattimento si svolgerà in nuove dimensioni, nello spazio, nel ciberspazio, forse nel mondo dei microbi… forme avanzate di guerra biologica in grado di prendere di mira genotipi specifici potranno trasformare la guerra biologica dal mondo del terrorismo in un’arma politicamente utile’

· il testo prende di mira la Corea del Nord, la Libia, la Siria e l’Iran come regimi pericolosi, e sostiene che la loro esistenza giustifica la creazione di un sistema mondiale di comando e di controllo.

PNAC, gente che non ha mai visto gli orrori della guerra, ma è innamorata dell’idea della guerra. Gente come Cheney, che è riuscita a sfuggire al servizio militare ai tempi della guerra del Vietnam.

E adesso difendi gli algoritmi del tuo cervello.
Inventa un alibi che ti salvi dalla catastrofe della caduta delle certezza, salvati dalla crisi.
Innestati false certezze e corri a prendere una birra.
In fondo sono solo notizie allarmistiche e falsificate,
testi paranoici scritti da paranoici, come gli UFO.
E se fosse tutto vero…
No, non crederlo, potresti esplodere.
Potreti davvero risvegliarti alla realtà.
Dormi, uomo.
Dormi e sogna un futuro migliore,
pieno di soldi, successo e fama.
Dormi e illuditi.
Dormi, piccola umanità deficiente di coraggio.
Ma hai capito quello che c’è scritto?!
Vuoi rileggerlo, ripensaci…

Forse è meglio che tu rida ancora un po’
con il maestro e le sue situazioni paradossali.
Forse è meglio deridere la satira che comprenderla.
O dovresti prendere in considerazione la possibilità che tutta la tua vita è una mera illusione?!
Un ipocrita costruzione che ti è stata messa davanti con operazioni trionfali e grandi fratelli?
La tua vita non ha nessun valore.
La tua vita non ha nessuna importanza per l’umanità.
Sei sacrificabile, sempre, da un governo che mira alla
completa assimilazione di ogni territorio e cultura.
Il “Nulla” della Storia Infinita di Michael Ende,
una massa di ideali informi ed esaltati tenuti assieme dalla colla del fanatismo e dal patriottismo isterico.
Una patologia che si mischia con la normalità camuffandosi da rapporto intelligente.
Una schizofrenia incontrollabile affiancata
da un potere economico devastante, immenso.
Questo è il nuovo, antichissimo nemico dell’umanità.

“Il guaio è, Iside, che essi tendon d’esser nella luce!”

Il fanatismo, la cecità, l’isteria di potenza…
Povero Giordano Bruno, ancora non ti ascoltano.
Rileggo tutto quello che ho scritto.
Non riesco a commentarlo, lo faranno gli altri per me

Ho già fatto leggere il Demiurgo ad una ragazza senza nessuna conoscenza informatica, ingenua,
ignorante e dormiente, disinformata ed infelice.
La sua risposta non si è fatta aspettare,
una bellissima e straziante e-mail.

Ha divorato il manoscritto in una sera, facendosi forza con una crema di whiskey con ghiaccio.
Vedevo mutare la sua espressione, sentivo il suono del suo cervello che si chiedeva e domandava.
Con lei ha funzionato.
Quante volte si sarà chiesta…”E’ tutto vero?!”

Stiamo scordando questa domanda, sembra inutile,
per questo voglio che il demiurgo la instilli e
la amplifichi: è tutto vero?
Ovvio che no.

Il Demiurgo è un racconto, una fiaba, una storia.
Potrebbe essere solo perversa immaginazione,
ma il desiderio dell’umanità è illudersi, immaginare che sia tutto come lo si vede o si desideri che sia.
Tutto il racconto assume un tono di martirio e
di dannazione che emoziona, se lo si legge come
una confessione di un incompreso…
Forse hanno bisogno di sentirsi martiri?
Di aggiungere dolore al dolore?
Non ho mai scritto il nome del personaggio principale, ma lei VUOLE che sia io.

Ha trasformato lo scrittore in personaggio,
l’attore nella sua parte, ha trasferito quello che
crede di sapere di me in quello che ho scritto.
Pensa che sia un diario di confessioni inconfessabili.

Quante altre volte lo avrà fatto?
Quante volte la nostra razza fa il suo stesso errore?
E se fosse solo questo il male del mondo?!
La mia vita è incredibilmente felice.

So di aver trovato, in sei miliardi di umani,
l’unica donna che può domarmi, capirmi, amarmi.
La dopamina inonda il mio cervello, il suo odore è polline che altera i sensi e le percezioni della realtà.
Una droga naturale che addolcisce ogni angolo.

Ovattato, dolcemente pervaso dal suo ricordo,
vivo il sogno senza certezze chiamato Realtà
con coraggio e speranza…

Coincidenze, assurde estrazioni dall’urna del caso,
hanno permesso l’incontro con la mia metà.
Perché questo è il vero, terribile segreto:
abbiamo davvero una metà sparsa nel mondo,
ma è così improbabile incontrarla, trovarla…
Per fortuna è impossibile non riconoscerla
quando incrocia la tua linea della vita, sempre
che l’immensa paura che si impadronirà di te, paralizzandoti, anestetizzando la tua lingua,
non ti impedisca di guardarla, di parlarci…

L’amore…
Tutto il male, ogni deviazione dalla forza del piacere, è generato dalla mancanza di questo elemento…

Se la perdessi mi trasformerei in un demone,
una cinica e sofferente creatura monca e deforme,
la furia distruttiva incendierebbe i miei occhi,
quella luce che non illumina familiare ai “potenti”… devasterei la felicità altrui senza rimorsi ne rimpianti.

Eros e Thanathos.
Indissolubilmente legati, uniti.
Forse la stessa cosa: l’Uomo.

Perché esaltare o esaltarsi solo con uno di loro?
Perché separare l’inseparabile?
La nostra razza deve imparare a unire i paradossi,
ma capisco che sia difficile per la grande massa.
Inondata di telemerdavisione, vogliono che l’amore sia soltanto ciò che viene mostrato, pubblicizzato,
in pochi accettano anche l’altra faccia dell’Eros.

E’ impossibile provare e creare piacere senza
un contrappeso di dolore e strazio.

La lenta procedura di ipnosi televisiva ha davvero convinto che la forza generatrice del mondo sia la stasi deficiente del mulino bianco, l’ipocrita, assurda realtà proiettata su uno schermo: l’infelicità, è ovvio, invade la vita di questi illusi e delusi dalla realtà,
così diversa e duale, doppia, che tanto discosta dall’eterno solo-benessere televisivo.

E generiamo invidia, dolore.
E generiamo incomprensione, intolleranza, rancore.
Come ho scritto nel quarto segreto di Ermete…
Come dite?!
Non conoscete neanche i primi tre?
Se vi va, leggeteli.
Sono pensieri vecchi, in alcuni non mi ritrovo più,
ma forse potrebbero dirvi qualcosa…

ERMETE TRIMEGISTO

gennaio 1, 2004

01

SULLE COSE CHE HO SCOPERTO MA CHE NON RIESCO A RIVELARE

Stanotte sono rientrato tardi nella mia cittadella.
Come al solito ho delirato per molte ore con la mia follia,
parlando con i pochi esseri folli come me, o che vorrei fossero tali,
per riportare le ultime scoperte mentali paradossali e assurde.

Primo.

Ho scoperto che non sono un pittore, ma un uomo delle grotte che,
con l’abbondanza di cibo e carestia di comunicazione, cerca di esprimere i propri dubbi.

Non trovando nessuno pronto ad ascoltarlo dipinge per ovvi motivi:
la caccia perenne e forsennata per la sopravvivenza allontana gli uomini,
l’incomprensione scaturita da una lingua primitiva gli allontana ancor di più.,
la sottile differenza che nota quando lui tenta di parlare
e gli altri muggiscono come risposta rende tutto più chiaro.
Dipinge, che altro deve fare per esprimersi?

Tutto comunica un informazione,
anche il non comunicare ha un valore di informazione.

E comunica con quello che ha.
Ossi, ciuffi, piume, mani,
lingua, piedi, sassi, ceppi,
foglie, sterco, sangue, fango,
ocra, argilla, incenso e mirra.
Dipinge chiedendo a se stesso nella sua solitudine.


Secondo.

Ho scoperto che non sono uno scrittore.
Non riesco a scrivere un libro ragionato, con una trama lineare,
uno scopo preciso con un messaggio chiaro e definito.

Tutto, di questo mondo, mi sembra velato e imprevedibile,
la scienza è agli albori della sua grande resurrezione.
La metalità umana concretizza ed ipotizza chimere mentali quali la matematica, la fisica, la chimica.
La legge dell’universo è celata in una formula semplicissima.

Ho scoperto il segreto dell’universo,
l’acqua calda e l’uovo di colombo così grande che tutti vedono,
ma che scambiano per qualcosa di più grande,
Dio.

Ho definitivamente ucciso il pensiero divino nella mia mente;
non solo sono fermamente convinto della sua inesistenza,
ma comincio a nutrire forte acredine nei confronti della sua figura:
un Dio che viene idolatrato quale sommo creatore della perfezione,
quale lontanissimo genio della costruzione planetaria in tutta la sua straordinaria complessità.
LA formula di causa effetto primordiale era straordinariamente semplice, poche righe di sorgente macchina.
La complessità è sorta in seguito, con il processo del listato con un compilatore dalle librerie reagenti.dll

Da una logica ben precisa si crea il disordine più illogico.

Si produce l’entropia, affermazione eretica e naturalmente smentita dalla scienza della complessità;
il risultato della sequenza generata è totalmente imprevedibile, distruggendo il calcolo delle probabilità.
Atomi, protoni, quark Strani, Up, Down, qui, quo, qua, ora pro nobis,
sono soltanto il prodotto di un piccolo programma in assembler.

La mia scrittura segue una logica ben precisa e genera un racconto delirante.
Oppure è totalmente folle e genera frasi corrette e ben impostate grammaticalmente.

Come faccio a scrivere una cosa “normale”,
un racconto, una storia di un amore fallito, di un amore ritrovato, di un amore conquistato…

Terzo.

Ho scoperto che la tecnologia cambia l’uomo.
Bella scoperta, dovreste dire voi,
ma oggi ha cambiato me e quindi lo comprendo veramente.

Come dite?!
E’ da molto che questa cosa è risaputa?
In questa realtà non vale esattamente questa regola.

Molte cose che da tempo si sanno non vengono capite,
troppe cose conosciute vengono volontariamente ignorate,
infinite cose non possiamo ricordarle.
Ma quando queste “cose” ci capitano, possiamo comprenderle.
Possiamo metabolizzarle, mangiare la loro informazione e cambiare.

Apprendere significa mutare, la conoscenza non è che la metamorfosi!

Distruggendo la disputa tra corpo e mente, unendo i dualismi, conciliando i paradossi,
la comprensione permette all’uomo di liberarsi dal vincolo della parola.

Un accendino non è un accendino.

E’ qualcosa che può produrre qualcosa, un mutamento,
e questo cambiamento viene concepita come il suo scopo,
l’uomo per semplificare nomina la realtà associando la forma alla sua funzione.

La realtà che concepiamo è la semplificazione
di una complessità inconcepibile scaturita dalla semplicità.

Ogni cosa avrà il nome della sua funzione che l’uomo ha pensato per lui,
non la sua funzione reale, ma quella che l’uomo crede sia la sua funzione.
Nulla ha una “vera” funzione, nulla è importante, è l’uomo che misura questa importanza.
Infatti dimentichiamo il nome delle cose a cui non diamo più rilievo.
I nostri ricordi sono il materiale che viene usato e poi gettato per costruire la nostra esistenza.
Gli scomodi o quelli pericolosi sono addirittura riciclati dal nostro algoritmo di crescita,
efficente elaboratore di una metamorfosi imprevedibile programmata da uno schema deterministico.

Qual è la funzione dell’uomo?
Anche quì l’uomo ne immagina una.
E da sempre l’immaginazione dell’uomo è fervida e perversa.
Anche perchè la funzione “UOMA!” non è mai stata osservata con interesse.

Quarto.

Un Umano che si lamenta della felicità altrui è per la sua insoddisfazione.

Si lamenta del baccano insostenibile quando questo è il suono di risate spensierate,
del silenzio che non viene rispettato perchè in verità è il loro silenzio mentale che odiano.

Non sopportano la vista della felicità.

Sconosciuta a molti proprio nel mondo di felicità eterna pubblicizzata in tv,
scaturisce una domanda terribile per l’infelice: “Ma io…Sono felice?”
ovviamente dovrebbe mettere in discussione la sua giornata monotona,
perciò il cervello evita la catastrofe psicologica scaricando la colpa sull’umano felice.

Tutti sorridono, credono di possederla grazie alla loro famigliola perfetta,
ma quando vedono una persona davvero felice la detestano..
Paradosso.

Motivano la loro incazzatura con frasi totalmente illogiche,
difendendo la loro posizione con argomenti che distruggono la loro presunta ragione,
ma a questi uomini infelici non importa dire cose sensate:
l’importante è fermare la felicità altrui e cercare di sfogare la propria eterna insoddisfazione.

Se solo riuscissero, anche solo una volta,
a rispondere “NO!” a quella strana domanda!

Quinto.

Ho visto negli occhi dei bambini una opprimente tristezza.
Immersi nel verde di una pineta centenaria, con il mare, la scogliera, la spiaggia,
con gli amici, l’estate, non riescono a staccarsi dalla loro devastante solitudine.
Consolle futuristiche ovunque per fuggire dalla morsa dell’assenza di fantasia,
dalla mancanza di pratica e manualità.

Illuminata in volto da un piccolo led verdastro,
come ipnotizzata dagli SMS che suonano come richieste di aiuto più che saluti,
questa adolescenza non riesce a sopportare l’idea della solitudine.

Negli occhi dei bambini sta morendo la filosofia.

Incapaci di immaginare un divertimento collettivo se non caricando un CD pre-programmato,
un branco che prosegue unito inondandosi di inutili messaggini: questo è il nuovo adolescente.

Un piccolo umano che conosce la tecnologia meglio del genitore
e per questo non sa PERCHE’ e COME usarla.

Non riesco a capire se la loro vista susciti in me rabbia o pena.
Ci penso.
Dannazione…una pena infinita.

Sesto.

Ho avuto modo di ascoltare un ragazzo di 22 anni parlare.
E’ un ragazzo, capisco, un elemento tra miliardi di umani.
Ma mi è parsa così terrificante la sua visione del mondo che ve ne parlerò.

Crede nell’università.
Fin quì niente di male, almeno credo.
Ma è assolutamente convinto che tutto quello che sta studiando sia l’assoluta verità,
l’unico modo per essere riconosciuti come saggi e sapienti, motivo di lustro e vanto.
Forse è una difesa per il suo aspetto così antiestetico per ogni standard sociale…

Studia e studia senza chiedersi mai “perchè” studia, lui studia per prendere 30, me lo ha detto sbavando.
Dovevate vedere la sua faccia quando ripeteva quel numero, così eccitata al pensiero del riconoscimento!

Mi sono poi immaginato la sua stupenda carriera universitaria,
senza una pecca, una macchia, tutti trenta ed una lode alla perseveranza,
una cattedra come insegnante e tutti i bambini che lobotomizzerà.

Un’ecatombe di giovani menti.

Programmazione di automi arrivisti, sterili e aridi, perennemente in rivalità:
“Vinci” sarà tatuato nei loro sguardi avidi, desiderosi soltanto del premio finale.
Come un atleta che corre soltanto per la medaglia.

Questo esaltato probabilmente “insegnerà” in una scuola,
riconosciuto dallo Stato come professore grazie ad un fogliettino elaborato.
E lo pagheranno pure.

Solo chi ha paura del dubbio si convince di sapere tutto.

E troppi bambini si convinceranno subito.

PARTE TERZA

gennaio 1, 2003

Il Cd continua a girare…Uno dei suoi, ovviamente.
L’ho appena sentita per telefono, che energia, che voglia di viverla!
Sorridente, comprensiva, felice di parlarmi…
Adesso è a lavoro, sta cercando di mettere da parte un po’ di vil denaro per i suoi studi…e per la macchina che ha sfasciato, distratta dal mio ricordo.

Ieri ha aperto la porta di casa mia con le chiavi che le ho donato; mi ha visto dormire,
ha iniziato a sfiorarmi e baciarmi, tenera e curiosa.
Ho aperto piano gli occhi, la prima immagine della realtà è stata il suo sorriso ed i suoi occhi grigi.
Istintivamente l’ho cercata nel dormiveglia, l’ho stretta, baciata, il sorriso sul mio volto…

“Buongiorno…”

Ha sussurrato: calore nel ventre, vivo piacere.

“Buongiorno…”

Ho risposto, stringendola forte.
Mi ha viziato e cullato con nutella e riccioli di panna comprata assieme, mentre tutta la coop invidiava la nostra felicità con sguardi biechi…
Rincorrersi tra gli scaffali, baciarla con passione e dolcezza mentre gli altri “facevano la spesa”.


Ha risvegliato i miei sensi con naturalezza, un caffè caldo e un abbraccio ancora più bollente.
Si è presa cura di me, delle mie unghie distrutte da colori, solventi e la mia manualità creativa, le ha limate e accarezzate, modellate, mentre lo stereo sussurrava sonorità mai ascoltate.

Abbiamo riempito la vasca da bagno con acqua calda e schiuma soffice, ci siamo spogliati con calma, ammirandoci e osservandoci; candele e incensi, profumo di mondi lontani irraggiungibili, una musica sempre più dolce…
E poi giù, nel calore e nel piacere, nella penombra e nell’estasi.

Persi nell’altro e presenti, vivi.
Felici.

L’acqua ci scorreva addosso, accarezzandoci, donandoci lo stesso odore di muschio e sottobosco.
I suoi capelli bagnati la rendevano ancora più bella quando in silenzio mi stringeva e rideva, tranquilla, piena di fiducia e rispetto.

Mi ritrovo a scrivere di lei ovunque, mentre l’aspetto in macchina, mentre è lontana, quando non posso fare a meno di pensare a lei.
Ossessione creativa.
Musa irrefrenabile della mia mente.

AMORE… rispondere?
|YES| |NO|

Come si può dire di no?
Quale perverso desiderio masochista può spingere un uomo a rifiutare l’amore?

Ore passate ascoltando la sua voce, è piacevole anche sentire il solo suono.
Improvviso arriva il sorriso, la tranquillità, anche quando sembrava impossibile, anche quando non c’è niente da ridere, ma l’amore ha questo potere…

L’amore brucia il tempo addolcendo il dolore.

E ci droga con mani leggere, affinchè ai nostri occhi non appaia veleno.
E ci umilia con forza camuffando tutto in gentilezza, ci guida e comanda illudendoci di essere liberi.
Ci vincola, ci strangola, una morte con il sorriso, fata morgana del presente, miraggio eterno, forse l’illusione più grande e potente.
Per questo la amo.
Perché tutto è una mera illusione.
Compreso me, lei, il tuo dito che sfoglia le pagine, che clikka un bottone, quello che mangi,
tutto ciò che sogni e non esiste…
Tutto è una mera illusione di eternità e durevolezza.

La realtà è sottile come la metà di un punto.